Toni e i suoi fratelli Loro segnano a ripetizione ma la Serie A invecchia

Dal fuoriclasse del Verona all'eterno Di Natale e a Klose: l'esperienza conta, però stanno bloccando i giovani

C'è chi, erroneamente, continua a chiamarli «vecchietti terribili» e a dire che questo sarà il loro ultimo anno ad alti livelli, prima dell'inesorabile declino di fine carriera. E invece loro, guasconi e impavidi, sorridono, ammiccano e, stagione dopo stagione, continuano a migliorare le loro statistiche, esprimendosi in quello che gli riesce meglio: fare gol. La Serie A è pronta a riaccendersi per il rush finale e, oltre al cospicuo nucleo argentino (Tevez, Higuain, Icardi, Dybala) e al solitario francese del Milan Jeremy Menez, in lotta per l'ambito titolo di Re dei bomber ci sono almeno tre attaccanti ultratrentenni italiani: Luca Toni (37 anni e 15 reti, a meno due dal capocannoniere Tevez), Fabio Quagliarella (32 anni e 11 gol) e l'infinito Antonio Di Natale (per la nona volta consecutiva in doppia cifra e fermo a 10 reti con i suoi 37 anni). Scorrendo le prime 20 posizioni della classifica marcatori della Serie A, scopriamo che i giocatori con più di 30 anni sono addirittura 7. Due, Klose e Mauri (rispettivamente nove e otto gol), saranno decisivi per le ambizioni Champions della Lazio di Pioli. Poi c'è il francese Thereau ad Udine (9 reti) e il perfetto finalizzatore del frizzante calcio "sarriano" di Empoli: l'eterno "Big Mac" Maccarone, che delle sue sette reti ne ha realizzare ben 5 nel girone di ritorno.

Più invecchiano e più incidono, sfruttando l'esperienza e mostrando ai più giovani che non sempre la carta d'identità è sintomo di freschezza. Il peso specifico di questi veterani del gol aumenta di spessore se confrontato con gli altri maggiori campionati europei. In Italia, infatti, l'ultratrentenne segna molto di più che nel resto d'Europa. In Inghilterra, ad esempio, nelle prime 30 posizioni della classifica marcatori ci sono solo due giocatori nati dopo il 1984: l'olandese Van Persie, 14° in graduatoria con le sue 10 reti, e l'ex Liverpool Peter Crouch, primo inglese con 7 gol (27° posto). La Bundesliga, territorio adatto ai giovani in rampa di lancio, ha soltanto due ultratrentenni nelle prime 30 posizioni, ma entrambi in zona podio: il trentaduenne Alexander Meier (capocannoniere a 19 reti con l'Eintracht Francoforte) e il fuoriclasse del Bayern Arjen Robben, classe '84, fermo a 17 gol. Stesso discorso nella Liga dove il pallone d'oro in carica Cristiano Ronaldo (30 anni e 36 reti, cinque delle quali segnate nell'ultimo turno) è "pichichi" provvisorio, mentre Sergio Garcia (classe '83) dell'Espanyol è 12° con 10 reti. Poi nessun altro nei primi 30. Leggermente migliore il bilancio in Ligue 1: il trentatreenne Zlatan Ibrahimovic con 17 reti è terzo, il trentenne Lucas Barrios (Montpellier) è 8° con 11, mentre 14° con 8 reti c'è il primo francese ultratrentenne, Mathieu Duhamel dell'Evian.

Gli exploit in Italia degli eterni cannonieri non sono casuali. Il nostro campionato, infatti, negli ultimi 10 anni è sempre invecchiato. Confrontando l'età media dei cinque maggiori tornei europei, ci si accorge che Serie A e Premier League (entrambe 27 anni di media) sono campionati di gran lunga più anziani rispetto a quello spagnolo (26,3), francese (25,5) e tedesco (25,2). Ma non solo: il Cies Football Observatory, a marzo 2015, ci ha detto che in questo momento l'Italia può vantare soltanto il 7,83% di giocatori tra i 15 e i 21 anni che hanno giocato in Serie A con il club che li ha cresciuti. L'Inghilterra il 12,13%, mentre Francia (18,41), Germania (17,38) e Spagna (19,36) sono fuori portata. Il rapporto causa-effetto è difficile da decretare: da noi giocano i più esperti perché sono più forti o la presenza di così tanti giocatori d'esperienza è anche il motivo perché i giovani faticano ad emergere? Dubbio amletico, ma finché questi infiniti bomber segnano e fanno la differenza per le squadre in cui giocano, sarà sempre difficile doverli pensionare.