Il Tour parte nel segno del Cannibale

Il via da Bruxelles per celebrare il 1°trionfo di Merckx 50 anni fa

Pier Augusto Stagi

Bruxelles È come se intitolassero una fermata della metropolitana di Milano a Gianni Rivera o a Sandro Mazzola. Eddy Merckx, il più vincente dei ciclisti della storia, una stazione della metropolitana (linea 5, comune di Anderlecht) ce l'ha dal 2003. Quindi, il fatto che Bruxelles abbia voluto fortemente quest'anno la Grand Depart del Tour (scatta domani con una prova in linea per velocisti, il 28 la conclusione a Parigi) per celebrare il proprio campione a cinquant'anni di distanza dal primo dei cinque trionfi datato 1969, non fa altro che proseguire nel solco di una considerazione che il popolo belga ha per quello che considerano il più grande sportivo di tutti i tempi.

Eduard Luis Joseph Merckx, per tutti Eddy, 74 anni compiuti il 17 giugno: il Cannibale, come ebbe modo di ribattezzarlo Christian Raymond, compagno di squadra ai tempi della Peugeot. Il più vincente e famelico dei corridori. Si fa prima a dire cosa non sia riuscito a vincere questo fantastico campione, che alcuni considerano il più grande in assoluto: più di Coppi. «Le vittorie di Fausto Coppi sono romanzo. Le mie, cronaca», ebbe modo di dire.

Quest'anno il Tour celebra due eccellenze: il più vincente dei corridori e il suo simbolo. Merckx festeggia i 50 anni dal primo hurrà; il Tour i cento anni dall'istituzione della maglia gialla. Inutile dire chi ne ha collezionate di più: Merckx, naturalmente: ben 111.

È stata la sua vera tenuta estiva, la prima nell'estate del 1969, con quel marchietto rosso sul petto: Virlux, una marca di burro, primo sponsor della maglia di leader. In quell'edizione parte con il numero 51, da li in poi sempre e solo con il numero 1. Nel 1970 potrebbe fare come Alfredo Binda o Gianni Bugno al Giro d'Italia: vestire la maglia di leader dalla prima all'ultima tappa. Eddy sarà anche un Cannibale, ma non è un ingordo. Così decide di lasciarla per quattro giorni (sei maglie in tutto, quell'anno c'erano due semitappe) al compagno di squadra della Faemino Italo Zilioli, ancora oggi uno dei più cari amici del fuoriclasse belga.

L'anno dopo è ancora in maglia gialla, ma non è felice per come arriva a vestirla. Luis Ocaña cade rovinosamente lungo la discesa del Col de Mente ed è costretto alla resa. Merckx un portento. Merckx il più grande di tutti. S'innamora della maglia gialla nel 1958, quando vede il piccolo Charly Gaul trionfare. Tutto parte da li, da quelle immagini che gli restano impresse nella mente e si fanno col tempo sogno e obiettivo. Se ne toglierà tanti di sfizi il fuoriclasse belga. «Quando senti dolore, allora è quello il momento in cui puoi fare la differenza». Spesso ha sentito dolore e altrettante ha fatto la differenza: il nostro Felice Gimondi ne sa qualcosa.