«Al traguardo ero arrabbiato poi che felicità...»

La Planche des Belles Filles Il suo volto è quello della sofferenza, lercio di polvere e segnato dalla sconfitta. Giulio avrebbe voluto battezzare questo suo primo Tour de France con una bella vittoria di tappa, là dove hanno vinto Chris Froome, Vincenzo Nibali e Fabio Aru. Ci arriva ad un passo, a pochi metri, ma a togliergli la gioia di questa vittoria è un belga cacciatore di classiche, che per l'occasione si trasforma in cacciatore di tappe: Dylan Teuns, compagno di squadra di Nibali (mentre il prossimo anno il siciliano sarà nel team di Ciccone).

Poi gli occhi s'illuminano e torna il sorriso: persa la tappa, ecco la maglia. Da non credere. Difatti Giulio ci impiega un po' a capire che non è su scherzi a parte. Dopo un grande Giro d'Italia, nel quale ha conquistato la tappa del Mortirolo e la maglia azzurra di re degli scalatori, Giulio Ciccone cambia ulteriormente dimensione e indossa la maglia simbolo del Tour de France: «Lo confesso, nel finale pensavo solo alla vittoria di tappa, mi sono staccato a 200 metri dal traguardo e subito dopo l'arrivo ero arrabbiato e deluso - ha raccontato il ragazzo della Trek Segafredo -. Poi mi hanno detto che avevo preso la maglia e non ho capito più niente, sono stato travolto dalla felicità. Faccio fatica a crederci anche adesso che ce l'ho addosso, ho realizzato un sogno che avevo da ragazzino».

Giulio Ciccone non sta più nella pelle, dopo una gara fiaccante e dura con sette gran premi della montagna, salta come un grillo e non la finisce più di parlare. «Il mio obiettivo, così come quello della squadra, era quello di puntare alla vittoria di tappa - ha proseguito -, ma devo dire che Teuns è stato più forte di me. Ma quando ho scoperto di aver conquistato la maglia gialla, beh, alla sconfitta non ci ho più pensato. Ora cosa faccio? Me la godo con i miei compagni di squadra della Trek Segafredo e domani (oggi per chi legge) correremo per difenderla».

PAS