Dalla Trost a Fede, che occasioni sprecate ma come bruciano quei nove quarti posti

La saltatrice fallisce l'oro più "basso" dal 1980. Atletica a secco dopo 60 anni

nostro inviato a Rio de Janeiro

E alla fine sono state 28 medaglie. come a Londra, una in più di Pechino nel 2008. E alla fine sono stati numeri, sorrisi, baci e abbracci a casa Italia con il Coni e il presidente Malagò tutti in fondo soddisfatti per qualcosa che si sperava alla vigilia, qualcosa che pronti e via non sembrava più e poi è meravigliosamente stato, però...

Però, però, però meglio non toccare altri argomenti, meglio soprassedere, meglio non pensare e dimenticare, allontanare quel pensiero poco stupendo dei nove quarti posti, ultimo quello delle farfalle della ritmica che hanno pagato un errorino fra i nastri. Fa male osservare i fermi immagine delle occasioni mancate a questi Giochi. Da quella dell'arco femminile a squadre finito con il legno al collo, a quarto posto, un altro, di Vanessa Ferrari nella ginnastica artistica, ai due sotto podio nel canottaggio, con il quattro pesi leggeri uomini e il doppio maschile.

E alla fine sono 28 medaglie e troppi rimpianti, troppi pianti, troppi c'eravamo quasi. Anche dolorosi. Come Vincenzo Nibali caduto lungo la discesa di Vista Chinesa e da in testa che era a 11 km dal traguardo, dal trionfo annusato, dall'oro profumato e pesante, si è ritrovato con una clavicola fratturata e in volo sull'aereo di Renzi direzione Italia e ospedale. Come la delusione di Petra Zublasing, campionessa del mondo di tiro a segno, giunta a Rio a ruoli invertiti rispetto a Londra 2012, cioè lei in forma e al top, cioè lui, lui il fidanzato Niccolò Campriani, insicuro e confuso dai cambi regolamentari. E invece ecco i ruoli invertirsi di nuovo, ecco lui risorgere e centrare due ori e lei scomparire nella carabina 50 metri 3 posizioni. Però, però, il però più grande e doloroso, ma non per le ferite come accaduto a Nibali, bensì per quanto inaspettato sia stato, è figlio delle stoccate mancate di Arianna Errigo nel fioretto, lei numero uno del ranking mondiale e invece uscita malamente infilzando solo le sensibilità altrui e addossando colpe ad allenatori, preparatori, psicologi. E che dire del nuoto dove gli accipicchia che peccato sono stati messi in disparte, come ferite subito anestetizzate, dalle otto medaglie conquistate fra nuoto, tuffi, pallanuoto che hanno trasformato la federazione del dimissionario Paolo Barelli in un forziere olimpico. Però, però, però il sotto podio di Fede Pellegrini nei 200, lontana dai tempi fatti solo due mesi fa al Sette Colli, non è solo grande, rappresenta un'immensa occasione persa proprio perché lei portabandiera, perché a portata di mano e perché era la sua ultima occasione olimpica. E di Luca Dotto campione europeo dei 100 stile non andato neppure in finale? Però, però, però l'atletica ha fatto peggio di tutti. «Non siamo ancora da olimpiadi, siamo giovani, siamo da campionati europei» ha ammesso il presidente Alfio Giomi, «ma in futuro vedrete che raccoglieremo». L'atletica ha fatto peggio di tutti perché resta senza medaglie dopo 60 anni e le occasioni mancate sono iniziate ancor prima dei Giochi, con l'infortunio di Tamberi, con il caso Schwazer. Quanto al resto, la Giorgi squalificata di nuovo nella marcia, la Trost che si ferma al quinto posto nell'alto con l'oro a portata di mano a quota 1,97 (la più bassa da Mosca '80), Meucci che si ritira dolorante... Non erano giornate. Non era olimpiade.