Van Avermaet non fa sconti a Boonen

La Roubaix all'olimpionico, Tom chiude senza cinquina. Bravo Moscon

Vince un fiammingo dal cuore di pietra, che non ha pietà e non s'intenerisce nemmeno davanti all'ultima gara della carriera del connazionale Tom Boonen, che sogna il pokerissimo nella sua corsa, in quella Roubaix che Tommke ha vinto in carriera per quattro volte, come solo Roger De Vlaeminck.

Vince Greg Van Avermaet, il campione olimpico di Rio che conquista la sua prima corsa monumento. Golden Greg si conferma il signore delle pietre, portandosi a casa in questa magnifica primavera Omloop Het Nieuwsbald, Harelbeke e Gand-Wevelgem oltre alla regina delle classiche, e finendo secondo domenica scorsa al Fiandre, a causa di una caduta di Sagan che ne ha rallentato la marcia.

Vince Van Avermaet, battendo allo sprint due coetanei (classe '85) come l'ex iridato del cross Stybar e l'olandese Langeveld. Grande anche il nostro Gianni Moscon, 22enne trentino di Livio nella Val di Non, come il suo scopritore e mentore Maurizio Fondriest: per il ragazzo del Team Sky un prestigioso quinto posto.

«È andata bene - spiega il giovane trentino dopo aver tagliato il traguardo -. Ho fatto tanta fatica perché mi è successo di tutto, sono caduto in uno dei primi tratti di pavé, sono stato costretto a cambiare la bici, poi ad inseguire. Alla fine credo di aver fatto una bella corsa. La volata? Non ne avevo più».

Come sempre la corsa si accende nell'attraversamento della Foresta di Aremberg, ad un centinaio di chilometri all'arrivo. È in questo punto che per un cambio di bici, Golden Greg perde quasi un minuto. Ma il campione di Rio sta bene, e si vede ad occhio nudo. In pratica prende la ricorsa prima di spiccare il volo. «Inseguivo da tempo una classica monumento, ma non pensavo di conquistare questa», racconta Van Avermaet, 31 anni, ex portiere delle giovanili del Beveren salito in bici per guarire da un infortunio, considerato dall'immenso Eddy Merckx un talento assoluto, tanto da pronosticargli un grandissimo futuro.

E il futuro ha preso concretamente forma ieri, completando una rincorsa iniziata un anno fa, alla Tirreno-Adriatico, quando per ragioni di neve tolsero il tappone di montagna spalancandogli la porta verso il successo finale. Una vittoria carica di polemiche (la neve non c'era...), che però l'hanno sbloccato, tanto che da quel momento in poi il belga ha ottenuto solo grandi prestazioni culminate con il titolo olimpico a Rio.

Grande Golden Greg, immenso Tom Boonen, ma bravi bravissimi anche i nostri azzurrini. In particolare i due trentini: Daniel Oss e il già citato Gianni Moscon. Il primo corre da stopper per Super Greg, l'ex portiere che ha il vizio di attaccare. Daniel fa di tutto e lo fa bene: è il presente, una certezza per Van Avermaet. Gianni Moscon è il futuro. Una certezza per il ciclismo italiano.