La velocità, arte che ho sempre amato

La volata di ieri di Marcel Kittel me l'ha ricordato ma penso che non possa essere ancora considerato al pari di Re Leone

Ho sempre amato i velocisti. Sì, nonostante sia un inguaribile Coppiano, ho un debole anche per chi ha l'arte della velocità. Alcuni lo sanno, l'ho raccontato più di una volta: Giuseppe Beghetto, tombolano come il sottoscritto e per un anno anche mio compagno di banco, è stato un grande velocista che poteva essere anche qualcosa di più se solo si fosse applicato. Per lui tre mondiali, in un periodo in cui dominavamo in lungo e in largo in pista. Ma Beppe poteva essere anche un grande stradista e competere a pieno titolo con i due Rik: Van Steenbergen e Van Looy. Invece ho dovuto masticare amaro e aspettare l'epopea di Mario Cipollini prima e di Alessandro Petacchi dopo per divertirmi un po'. Di Cipollini in gruppo non ne vedo più. Lui è stato il più grande in assoluto.

Ecco, la volata di ieri di Marcel Kittel me l'ha ricordato ma penso che non possa essere ancora considerato al pari di Re Leone. Per il resto tappa piatta e prevedibile, con un Nibali pimpante e davanti anche nelle battute conclusive.

Significa che è concentrato e di testa c'è. E quando c'è la testa