Venti anni fa il trionfo di Ballerini

È Giorgio Squinzi, il signor Mapei, a convincere Franco Ballerini a riprovarci ancora. Nonostante il campione toscano - prematuramente scomparso in un incidente stradale il 7 febbraio del 2010 - su quella corsa ci abbia messo una croce sopra. L'amarezza, la delusione per aver perso quella dannatissima volata per soli 8 millimetri da Gilbert Duclos-Lassalle (1993, ndr), è troppo grande per essere metabolizzata a cuor leggero. Sul suo cuore e nella sua mente è rimasto un macigno molto più pesante di una pietra della Roubaix. La corsa dei sogni persa per un niente, convinto per altro di averla vinta. Poi il responso del fotofinish. E Franco giura: «Mai più!».

Squinzi quella gara e quella volata se le ricorda bene, e la sua Mapei la costruisce proprio partendo e ponendo la sua prima pietra ingaggiando Franco Ballerini. «È l'essenza del ciclismo, mi piacerebbe tanto vincerla con te», gli dice. Franco capisce immediatamente. La vincerà due volte.

Sono trascorsi venti anni da quel 1995. A 34 km dal traguardo, sul pavé di Templeuve, Franco Ballerini è solo. La sua maglia è quella "a cubetti". Franco è in sella ad una Colnago C40, vibra ma scorre veloce e leggera su quelle pietre aguzze come colli di bottiglia. Poi gli ultimi 700 metri nel velodrome, un giro e tre quarti di gloria. La rivincerà nel 1998, la Roubaix. Merci Franco.