Ventura non ci sta: ''Basta bugie, ho rinunciato a due anni di contratto''

Gian Piero Ventura non ci sta e ribatte alle numerose critiche ricevute per le sue dimissioni: ''Non tollero menzogne, ho rinunciato a due anni di contratto''

Gian Piero Ventura ha rotto il silenzio e ha deciso di replicare alle numerose critiche dopo la decisione di dimettersi dalla guida del Chievo.

Ora come un anno fa, Gian Piero Ventura nell'occhio del ciclone e bersaglio di attacchi arrivati dal calciatore Pellissier e dalle parole odierne di Carlo Tavecchio sull'eliminazione contro la Svezia. Il tecnico genovese ha scelto di difendersi con una lunga dichiarazione all'Ansa raccontando la sua verità con un tono subito molto deciso: ''Stavolta non tollero menzogne, mi sono dimesso dal Chievo non per i risultati, sarei andato via anche in caso di vittoria col Bologna''.

Ventura rivela di aver sposato il progetto della società veronese con grande entusiasmo: ''Sono arrivato al Chievo perché il presidente Campedelli è un amico e perché il momento di difficoltà della squadra coincideva con la mia grande voglia di riprendere ad allenare'' e che sia stata la diversità di vedute con il club gialloblu a portarlo alle dimissioni: ''Quando ho avuto la certezza che, benché volessimo raggiungere lo stesso obiettivo, cioè la salvezza, io e la società volevamo perseguirla attraverso strade diverse. A quel punto, nè io potevo pretendere che loro sposassero le mie idee, nè loro potevano pensare che io condividessi il loro percorso''.

Respinge con forza anche le informazioni circolate riguardo una richiesta di buonuscita presentata al patron Campedelli sulla falsariga della querelle con la Figc: ''Ho rinunciato a due anni di contratto con una rescissione consensuale senza chiedere né pretendere alcunché. Mi hanno riconosciuto soltanto il mese di lavoro. Questi sono i fatti. Faccio un in bocca al lupo alla società anche se ora le nostre strade si dividono''.