La vera novità del Mancio:un selezionatore per Ct

Non solo largo ai giovani: dentro chi è in forma Era dai tempi di Maldini che non accadeva

C'era una volta un Paese pallonaro depresso e pure parecchio arrabbiato per colpa della sua nazionale umiliata e offesa, costretta a guardare il Mondiale alla tv. C'era e dopo poco più di un anno sembra non esserci più. L'eliminazione con la Svezia è un ricordo lontano, la gestione Ventura un fantasma dimenticato, la presidenza Tavecchio una parentesi discussa. Il nuovo corso della nazionale ha le sembianze eleganti e i modi decisi di Roberto Mancini, selezionatore vecchia maniera che ha saputo mettere d'accordo tutti e che, a quanto pare, piace davvero a tutti.

Sarà che si porta dietro l'immagine di campione in campo, di quelli che puntavano tutto sulla tecnica e la fantasia, mica sui numeri della noiosa tattica che sono stati sempre incapaci di imbrigliarne il talento. Oppure semplicemente perché, fino a questo punto, ha dimostrato di avere idee molto chiare e anche la forza per portarle avanti, al di là del singolo risultato. Fatto sta che in ogni stadio, ad ogni evento, per ogni partita, il suo nome viene acclamato come e più di quello dei calciatori. Mica male per chi aveva il compito di rifondare. Dopo le ultime e sportivamente tragiche delusioni, rifondare è stata infatti la parola chiave del mandato del Mancio. L'ex numero 10 ha dimostrato coerenza e coraggio nel puntare su un gruppo di giovani, senza nessuna paura di lanciarli e valorizzarli, convinto com'è che il futuro passi da loro per aprire un ciclo vincente. Che punta ai prossimi europei e Mondiali. «Siamo l'Italia, il nostro obiettivo deve essere vincere», ha detto il ct. E così i vari Zaniolo, Kean e Barella sono diventati punti fissi. Non si fa condizionare Mancini, né dai grandi nomi né da preconcetti. Se uno come Quagliarella è capocannoniere e segna a raffica, ecco arrivare la chiamata. Se un suo pupillo come Balotelli non è al top della forma, niente convocazione. Ma anche nessuna porta chiusa. Chi merita, può ambire di vestire l'azzurro. Giovane, meno giovane, esperto o semi sconosciuto. Alzi la mano chi avrebbe scommesso su una convocazione di Grifo o Piccini.

Un selezionatore d'altri tempi. Non un allenatore prestato alla panchina della nazionale. Come non si vedeva dai tempi di Vicini o Maldini. Uno di quelli che valorizza il parco giocatori a disposizione e punta alle grandi competizioni. Uno che se dice: «Faremo tanti gol», poi fa tanti gol per davvro. Ha rischiato di retrocedere in Nations League ma solo perché ha capito che contava di più creare una base di gruppo e trasmettere le sue idee piuttosto che vincere subito. Risultato: gruppo solido, spirito di sacrificio, primi risultati. E tanti applausi, soprattutto a lui. Certo, questo credito che può vantare è un patrimonio che andrà speso in test ben più probanti che la Finlandia o il Liechtenstein ma la strada tracciata sembra quella giusta. Habemus ct. Ed era ora.