Vettel, fuga mondiale senza vittoria

Seb 2°: «Con un giro in più... Valtteri? Falsa partenza». Ma vola a +20 su Hamilton

Quando sul pianeta sportivo più scaramantico che ci sia la vigilia del Gp inizia con una frase del tipo «sono qui anche perché oggi potremmo vincere», allora, se poi si finisce la gara in seconda posizione, allungando in classifica sul rivale di ben 6 punti, significa che il risultato non vale una vittoria ma di più. Vale quasi un titolo mondiale. Perché il presidente Marchionne ha fatto visita al team e l'ha spronato alla sua maniera: con la schiettezza irriverente di chi non crede agli sgambetti della dea bendata.

Ben fatto, dunque Seb. Nessun casino provocato o subito e un podio nobile che vale ora i 20 punti di vantaggio su Hamilton. E ben fatto Ferrari: vederti dalla camera car come fossi su dei binari tanto l'assetto e la trazione e la guidabilità erano perfetti, è stato puro piacere. Gran monoposto e gran motore. Per la verità, ben fatto anche Valtteri Bottas: vittoria numero due dell'anno e della vita, punti 35 da Vettel leader, a 15 dall'ingombrantissimo compagno Hamilton («ho provato di tutto per raddrizzare la mia gara, ma è andata così»). Ieri solo quarto dietro all'uomo podio Ricciardo: quinta volta di fila sui gradini. Un Bottas scattato al millesimo dalla pole e capace di chiudere davanti a Vettel di mezzo secondo e «un giro in più e ti avrei passato», la frase a caldo di Seb mentre lo applaudiva. Frase seguita più tardi, se non a freddo a temperatura ambiente, da un «secondo me ha fatto jump start». Cioè falsa partenza. Per Seb, nell'arco di due settimane passare dal «break test», la toccata di freni di cui aveva accusato Hamilton, al jump start di ieri, è stato un attimo. È fatto così. «Vedendola dall'abitacolo, per me è andata così, però si vede che invece sono partito lento io...», ha insistito. I giudici e anche gli ex piloti arruolati come commentatori da tutti i network hanno però detto di no. Tutto regolare.

Resta il fatto che ora Valtteri si culla in sogni mondiali. Cosa che dovrebbe far riflettere i fan ferraristi al netto del tifo di Stato: perché, sportivamente parlando, vedere comunque due piloti su stessa monoposto riuscire entrambi a vincere ed essere in lotta per il titolo è cosa bella. E perché succede da anni alla Mercedes, e in questa stagione succede in condizioni di classifica ben più complicate e rischiose. Bottas è chiaramente al servizio della causa, pronto a cedere il passo al compagno, però se gli eventi lo permettono ci prova e ci riesce e lo lasciano fare. Raikkonen non ci prova e non ci riesce e forse non lo lascerebbero neppure fare. Vedi Monaco. Ieri Kimi (5° al traguardo) ha fatto il suo al via ma poi ha progressivamente mollato. Sia il box che i tifosi si sarebbero infatti aspettati un po' più di cattiveria quando si è ritrovato, prima della sosta, con Bottas dietro appena rientrato dal pit. Avrebbe potuto rendere lo sgarbo ricevuto da Vettel, proprio da Valtteri, in quel di Barcellona. Ma tant'è. In fondo, sportivamente parlando, è stato un bel gesto lasciarlo passare.

Patron Marchionne ha detto cose a Zeltweg. Ha spiegato che la vicenda Fia-Vettel, al di là delle parole di monsieur Todt, è chiusa. Ha detto che Alonso «non è nei piani», e «nessun contatto» è aperto con Verstappen (ieri ancora ritirato per l'incolpevole botto al via). Ha detto anche che, riguardo al caso Sassi, il capo motorista rimosso dal settore F1, «si dimentica il percorso di Sassi, dal prodotto alla F1, questo è un prosieguo di carriera, abituatevi, questa è un'azienda...». E a Gp concluso ha aggiunto: «È mancato poco, un giro ed era fatta. Siamo lì, sentono il nostro fiato sul collo. Ma sarebbe stato meglio vincere...». Bene così presidente, bene così.