Viviani fa tris e trova il riscatto. Aru lo cerca sullo Zoncolan

Lo sprinter vince nettamente la sua terza tappa. Oggi Fabio e gli altri big all'assalto di Yates sul "kaiser" delle montagne

Nervesa della Battaglia - L'inferno l'ha visto l'altro ieri, a pochi chilometri da Imola, quando il gelo l'ha bloccato, tarpandogli le ali, e facendogli vivere una delle giornate più brutte della sua carriera. Ieri Elia Viviani è tornato in paradiso, vincendo con rabbiosa facilità la sua terza tappa in questo Giro d'Italia. Dopo la tempesta di Imola, il tornado di Nervesa della Battaglia. Per Elia è il terzo successo in questo Giro d'Italia, dopo le volate israeliane di Tel Aviv ed Eilat: 58° trionfo in carriera, il 9° stagionale con la maglia della Quick-Step Floors. Battuti nettamente, senza se e senza ma, l'irlandese Sam Bennett, l'olandese Danny Van Poppel e il trevigiano Sacha Modolo.

Taglia il traguardo a braccia basse, Elia Viviani, come a dire: calmi, state calmi, sono ancora io. Il suo è un gesto eloquente, che allontana fantasmi, e respinge le critiche. Il campione olimpico ha risposto alla sua maniera alla delusione di Imola, quando nemmeno è riuscito a disputare la volata. «Viene sempre tutto esagerato dice a caldo, appena oltre il traguardo, l'oro di Rio, con l'adrenalina che gli scorre ancora in corpo -. Se due giorni non arrivo tra i primi, ci si chiede dove è sparito Elia. Non sono stati giorni facili. Il problema è essere giudicati troppo superficialmente».

L'inferno Elia lo vedrà anche oggi, ma non sarà il solo. All'inferno ci andranno tutti. Qui si va sulla salita dolente, qui si va nell'eterno dolore. Il cartello è rivelatore. È posto a piedi del mostro, del kaiser: lo Zoncolan. La salita più dura d'Europa, quella sulla quale questo Giro vivrà oggi una delle sue giornate più terribili e attese, prima di quella di domani, a Sappada, con cinque gpm, che non scherza affatto. Una due giorni con oltre 8.000 metri di dislivello. Due giorni che segneranno in maniera profonda questa corsa.

Da San Vito al Tagliamento al Monte Zoncolan: 186 km da far tremare i polsi. Una delle giornate più dure di questa edizione. I corridori dovranno affrontare in sequenza il monte Ragogna (2,8 km al 10,2%) e la salita di Avaglio (4,6 km al 7%). Negli ultimi 50 km si scaleranno il Passo Duron (4,4 km al 9,6% con punte fino al 18%) e il Sella Valcalda (7,6 km al 5,6%) prima di arrivare a Ovaro e iniziare l'ascesa dello Zoncolan: 10,1 km con un dislivello di 1203 metri. La pendenza media è dell'11,9% con punte del 22%. È la sesta volta che il Giro scala il kaiser delle Alpi: la prima nel 2003 dal versante più clemente, quello di Sutrio: vittoria di Gilberto Simoni. Il trentino fa il bis anche nel 2007, dal versante di Ovaro, lo stesso che verrà affrontato oggi. Il Maracanà a cielo aperto ha visto le affermazioni anche di Ivan Basso (2010), Igor Anton (2011) e Michael Rogers (2014).

«Il sogno è arrivare in cima da solo dice la maglia rosa Simon Yates in tv al Processo -. Non conosco la tappa, so che è una salita mitica: mi serve tempo, se avrò le gambe che mi sento adesso proverò, ma non mi aspetto grandi distacchi».

Lo Zoncolan sono venuti a provarlo Chris Froome e Fabio Aru. Molti dei pretendenti al successo finale, come Dumoulin, non lo conoscono affatto. Per il britannico e il campione d'Italia, quella di oggi sarà una giornata fondamentale. Non c'è altro tempo da perdere, c'è da recuperare quello già perso. Oggi, sullo Zoncolan, in pochi vedranno il paradiso: per tutti gli altri ci sarà solo l'inferno.