Wembley, lo stadio del mito teatro di imprese targate Italia

È l'impianto più famoso d'Europa, ristrutturato nel 2007. Qui Capello, Zola e Pazzini hanno scritto pagine di storia

Londra - Under pressure. Uno stadio che ammalia, incanta e mette pressione. Il titolo di una delle più note canzoni dei Queen, che il 12 luglio 1986 cantarono all'interno del vecchio impianto una delle pagine più cult della storia della musica rock, esplicita perfettamente l'atmosfera emanata da Wembley. The home of football, la casa del calcio. Gli inglesi descrivono con questo epiteto uno stadio che trasuda storia, nonostante la versione moderna sia stata inaugurata solo nel 2007.

Imponente, elegante, riconoscibile, con una capienza di 90 mila spettatori e un manto erboso eccellente, nel pieno rispetto della tradizione britannica. È costato ben 757 milioni di sterline, più di qualsiasi altro impianto sportivo in Europa. All'esterno una statua celebrativa in ricordo di Bobby Moore, il più grande capitano della storia dell'Inghilterra, un arco mastodontico a segnarne il trapasso temporale e 107 gradini per salire sul podio delle premiazioni. Per la Juventus sarà una prima volta, visto che non ha mai giocato match ufficiali in questo tempio, ma solo un'amichevole persa 2-0, proprio contro il Tottenham, la scorsa estate. Per Giorgio Chiellini un dolce ritorno: guidava la difesa degli azzurrini nel match inaugurale del 24 marzo 2007, quello che ne riapriva i battenti dopo sette anni di lavori, tra Inghilterra e Italia Under 21, terminata 3-3 con la mitica tripletta di Giampaolo Pazzini.

Uno stadio che prima di rifarsi il look aveva ospitato diverse imprese italiane. Come lo 0-1 degli azzurri firmato da Fabio Capello nel novembre 1973 o lo 0-1 deciso da magic box Gianfranco Zola, sempre in un Inghilterra-Italia, nel febbraio 1997. O come l'impresa della Fiorentina, che con un destro terrificante di Gabriel Omar Batistuta sconfisse a domicilio l'Arsenal in Champions League, nell'ottobre del 1999. I Gunners, per motivi differenti rispetto a quelli odierni del Tottenham (la squadra di Wenger voleva più pubblico e più biglietti da vendere, mentre gli Spurs stanno solo aspettando il completamento del nuovo White Hart Lane), giocarono per due stagioni le gare interne di Champions League a Wembley, terminando sempre prematuramente la competizione. Storie di 0-1 e di eliminazioni che possono far ben sperare la Juventus. A patto che la pressione dello stadio più famoso d'Inghilterra non venga accusata. Chi vuole arrivare a Kiev deve riuscire a vincere in ogni situazione, soprattutto in un luogo così affascinante, soprattutto Under Pressure.