Spunta la censura: tagliata gag anti-premier

L’autore di Cornacchione nega, l’imitatore di Romano conferma, poi ritratta. Invece di due intermezzi comici, se ne è visto solo uno. Valentino: «Cornacchione
avrebbe dovuto cantare "Ritornerai" dedicato a Berlusconi. Poi avrebe dovuto dire al finto Prodi: “Ecco i
soldi, vai a comprarti un senatore”». Non è andato in onda niente

Milano - «Wojtylaccio»: venne giù l’Ariston. E arrivò anche una querela per Roberto Benigni che dal palco di Sanremo aveva preso in giro Giovanni Paolo II. Era il 1980. Fu, quello, il peccato originale: da allora i testi dei comici invitati al Festival devono essere sottoposti al controllo della Rai. Per censurarli? Magari solo per accomodarli, levigarli, arrotondarli, spazzolarli. Sopravvissuti a quel setaccio, agli sketch resta un’altra chance per non andare in onda: il taglio netto. Prendete quello di Antonio Cornacchione e di Roberto Valentino, il finto Prodi in Bagaglino style per intenderci, andato in scena e in onda martedì sera all’Ariston. Dovevano essere due gli intermezzi comici, se ne è visto solo uno. Proprio Valentino, intervistato dal Secolo d’Italia, racconta quello che nessuno ha visto. E lo conferma anche al Giornale: «Cornacchione avrebbe dovuto cantare Ritornerai dedicato a Berlusconi. Poi dopo una serie di gag, si sarebbe dovuto rivolgere così al finto Prodi: “Ecco i soldi, vai a comprarti un senatore”». Zac. Non è andato in onda niente. La motivazione ufficiale, confermata anche da Valentino, è legata ai tempi del primo intervento: «Doveva durare sette minuti, abbiamo finito quasi a 19 minuti. E siamo partiti pure in ritardo sulla scaletta, alle 22,30 invece che alle 22,23. L’altro intervento era previsto intorno alle 23, ma dopo l’esibizione di Norah Jones ci ha raggiunto il nostro autore, Marco Posani, per dirci che ci potevano struccare. Eravamo andati troppo lunghi nel primo sketch».
Prodi, il valzer dei senatori, la maggioranza che annaspa, la Rai ai tempi del centrosinistra: insomma ci sono tutti gli ingredienti per aprire un caso. A parti invertite (mettere Berlusconi al posto del Professore e seguire le istruzioni) sarebbe successo un putiferio. Interrogazioni parlamentari a pioggia, i doberman della libertà che azzannano la Rai e i polpacci dei suoi controllori. Esagerati? Magari, ma per molto meno in passato è successo un gran baccano.
Qui, silenzio. Valentino non vuol finire in un guaio più grosso di lui, ha preso male l’intervista del Secolo d’Italia che l’ha subito arruolato tra i comici della destra. C’è il rischio di perdere il giro giusto, ospitate o contratti, hai visto mai: «Non voglio il cappello di nessun partito, il mio modello è Noschese, imitatore bipartisan mai censurato». A parte il fatto che si sbaglia (nel 1960 Noschese sbertucciò Fanfani ed Enzo Tortora fu cacciato dalla Rai per non aver impedito lo sketch), il sospetto del pasticcio resta eccome. Chi sapeva, se qualcuno poi sapeva, del passaggio su Prodi e i senatori? Ancora Valentino: «Baudo era al corrente della mia uscita a sorpresa, non sono certo che conoscesse anche la battuta di Cornacchione». Ma il sospetto, però, raddoppia a sentire la versione di Posani. L’autore smentisce il finto Prodi: «Quella battuta non c’è mai stata nel copione, non capisco che cosa si sia inventato Valentino. La seconda era una gag quasi muta, molto fisica. Abbiamo sforato e per tranquillizare Baudo abbiamo sacrificato uno sketch. Del copione era a conoscenza Riccardo Cassini, uno degli autori del Festival. Baudo? Sapeva che cosa sarebbe accaduto, ma non era al corrente dei testi. Ma a chi l’ha detta questa cosa Valentino? Al Secolo d’Italia? Ma pensa te...». Urge ritorno da Valentino per capire a che gioco stanno giocando. Il comico non ritratta, ma nemmeno rilancia. Va in fuga: «Basta, di questa faccenda non voglio più parlare». Come a dire: lo scherzo è bello finché dura poco. E a volte se non comincia (o magari viene tagliato) può essere persino migliore.