Stadio delle Aquile, Lotito va avanti. Da solo

Andrea Cuomo

Cinquantacinque mila posti a sedere. Una copertura mobile per un intero campo da gioco alimentato da energia solare. Una vasta area ricavata nei volumi retrostanti gli spalti dove ospitare una piscina coperta olimpionica, con una tribuna da 2700 posti, due campi coperti per calcetto, pallavolo, pallamano, tennis, hockey, un fitness center, palestre varie, il museo della Lazio, attività commerciali, di ristorazione, culturali e di svago. È questo il sogno di Claudio Lotito, presidente della Lazio: lo Stadio delle Aquile, il cui progetto è stato presentato ieri nel Centro sportivo di Formello.
Lo Stadio delle Aquile rappresenta il miraggio del patròn, non certo quello della tifoseria, che ha priorità molto più immediate, come è apparso chiaro dalla protesta organizzata ieri mattina nel centro sportivo biancoceleste prima della presentazione. Una manifestazione, quella di un centinaio di supporter laziali, in realtà goliardica e molto tranquilla. Ma non per questo meno significativa. «Lotito, noi non siamo il Borgorosso...», lo slogan utilizzato dai manifestanti, che si sono ispirati al film con Alberto Sordi in cui il sogno di un presidente di calcio malato di protagonismo naufraga in maniera grottesca. In realtà ai tifosi del nuovo stadio importa fino a un certo punto. A loro piacerebbe intanto una campagna acquisti che garantisca una squadra dignitosa per la prossima stagione, che per la Lazio inizierà tra pochi giorni per preparare l’Intertoto. «A una settimana dal ritiro della Lazio, la squadra ancora non c’è», protestano i tifosi, che nel corso della conferenza stampa hanno donato a Lotito una confezione di costruzioni giocattolo e una di giocatori del Subbuteo.
Ma torniamo allo stadio che Lotito vorrebbe vero e non fatto di mattoncini di plastica. Il presidente le idee ce l’ha chiare: «Dalla realizzazione dello stadio - ipotizza - potrebbe scaturire una crescita di ricavi per la società che le permetterebbe di rilanciarsi ad alti livelli. Diventerebbe una cittadella dello sport aperta 24 ore su 24 per 365 giorni l’anno, dove poter praticare sport, trascorrere il tempo libero e fare shopping». Quanto al luogo in cui la struttura potrebbe sorgere, le ipotesi sono varie e molto differenti. Quella cittadina prevede la costruzione sulla Tiberina, a Roma Nord. Ma per tenere un po’ sulle spine il sindaco Walter Veltroni, Lotito ha tenuto a precisare che esistono anche altre ipotesi in provincia. «I sindaci di Fiumicino e di Valmontone - ha garantito Lotito - mi hanno già dato la loro disponibilità, credo che anche l’amministrazione capitolina non si lascerà scappare questa occasione. Servono però almeno 150 ettari». Ma l’ubicazione del nuovo stadio, sottolinea Lotito, «non è importante. Ora non resta che attendere la risposta da parte delle istituzioni di questa città». Ecco un’altra dolente nota. Alla presentazione del progetto non era presente alcun rappresentante del Comune o della Regione. «Io avevo invitato tutti...», si rammarica il presidente.
L’indifferenza del pubblico e delle istituzioni sono indizi del fatto che la costruzione dello Stadio delle Aquile non sarà una partita facile. E di questo Lotito sembra essere cosciente. «Per realizzare lo stadio in cui tutti i tifosi potranno riconoscersi sono pronto a fare nuova battaglia come quella con il fisco...». Che poi i tifosi preferiscano spendere sui per i giocatori e «accontentarsi» del Flaminio, come ieri ricordava un altro striscione, poco importa. Per Lotito lo stadio più centrale di Roma, anche dopo un’adeguato maquillage, sarebbe troppo piccolo. E troppo poco remunerativo. «Questo impianto ha un valore economico importante: che consentirà di patrimonializzare per 500 milioni di euro e non credo che Veltroni si possa lasciare sfuggire un’occasione così importante. Senza considerare i ricavi, che dovrebbero essere all’incirca di 150 milioni di euro l’anno che saranno investiti nel settore sportivo. Oltre a tutto questo, la cosa più importante è riportare le famiglie allo stadio».

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