La stanza di Mario Cervi

Nell’articolo del prof. Stefano Zecchi (generalmente obiettivo e puntuale) sul «trucco dei voti alti al Sud» agli ultimi esami di stato, si potrebbero evidenziare alcune contraddizioni e diversi luoghi comuni. Da anni, ormai, siamo abituati a leggere statistiche che dimostrerebbero lo scarso livello di preparazione (o addirittura la predisposizione a «imbrogli e truffe») di docenti e alunni del Sud. In questo caso si trattava di censurare le percentuali di voti alti attribuiti ai candidati meridionali. Zecchi confronta questi dati con quelli «oggettivi, uniformi e nazionali» delle prove Invalsi per la scuola media inferiore per arrivare alla conclusione, in sostanza, che si tratta di un «trucco« dei soliti meridionali. Condivisibili (insegno da oltre 20 anni) le osservazioni relative alla necessità di una vera formazione, di una selezione adeguata e di stipendi che siano finalmente dignitosi, ma il ragionamento non quadra per due-tre motivi. La formazione-selezione degli insegnanti del Sud è la stessa di quelli del Nord. Si insiste, poi, sull’oggettività quasi sacrale dei test Invalsi ma il prof. Zecchi li ha mai letti? Le perplessità non mancherebbero, credo, come dimostrano anche le recenti osservazioni di illustri esperti del settore (Giorgio Israel in testa). E se è vero che i docenti meridionali non sono così preparati, perché, una volta trasferiti al Nord (tutti sanno - e spesso si lamentano - della presenza massiccia di «terroni» emigrati nelle scuole nordiche) diventerebbero più bravi e più esigenti solo respirando l’aria di Milano?
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