la stanza di Mario CerviÈ molto difficile fare diventare gli italiani patriottici

In occasione del prossimo centenario dell'entrata in guerra dell'Italia, vi è chi auspica il ripristino della festività del 4 novembre, come memento del sacrificio della Grande guerra. Ma, posso assicurare che trenta e più anni fa, quando tale ricorrenza era ricordata con un giorno di vacanza, già non calamitava (per lo meno nella mia città) che poche persone. Occorrerebbe, per far sì che le masse ritornino alle manifestazioni patriottiche, che di esse se ne parli più diffusamente nelle varie scuole e nei media, di qualunque colore essi siano.
Rieti

Caro Maiali, anch'io come lei ho la convinzione che una festività-vacanza non sia né l'unico né il migliore modo per celebrare le ricorrenze patrie. Che devono essere sentite e discusse nel profondo della cultura e della sensibilità nazionale. Della Grande Guerra si parla e si scrive molto, adesso, per il centenario della sua deflagrazione, nel 1914. L'Italia, che nel titanico scontro entrò più tardi, riserva gran parte dell'attenzione per il 1915. Lei vorrebbe che di quell'evento ci si occupasse diffusamente nelle scuole, Se lo si facesse bene sarebbe sicuramente utile. La difficoltà sarà nel fatto che vi sono varie e spesso opposte valutazioni della Grande guerra, secondo molti -e anche secondo un Papa- inutile strage, secondo molti altri realizzazione di alti ideali e obbiettivi. Incubatrice dei fascismi o epopea dei patriottismi. La diversità d'opinioni è comprensibile e utile, purché non si metta in dubbio l'importanza d'una guerra mondiale che segnò, molto più della seconda, la transizione tra due stagioni storiche, il passaggio dalla Belle époque ottocentesca ad una époque di massacri nobilmente motivati, di sangue, di glorie, di dittature. In Italia i tempi non mi sembrano molto propizi per onorare le luci e le ombre d'un passato che la Lega consegna al sarcasmo e al disprezzo, e che i nostalgici borbonici ritengono fruttò delle inenarrabili efferatezze sabaude.