la stanza di Mario CerviAnche un laico può commuoversi per il sano bigottismo

Chi prima guardava con sospetto, sufficienza e derisione alle cose celesti e accusava la Chiesa di pedofilia, carrierismo, affarismo, lotte di potere e di tutto quanto avrebbe portato alle dimissioni di Benedetto XVI, dopo l'elezione di Papa Francesco si è «miracolosamente» uniformato alla creduloneria della vecchia «basabanchi». Tutto dimenticato e cancellato. La Chiesa è improvvisamente diventata Santa. Rottamazione della ragione o ubriacatura da popstar?
Verona

Caro Toffali, so bene che Francesco, con il suo modo d'interpretare il ruolo di Papa, sta riavvicinando alla Chiesa, e ai suoi riti, molti che se n'erano allontanati. I riflettori mediatici hanno ingigantito questa straordinaria e rapida migrazione dall'agnosticismo o dall'indifferenza o dallo scetticismo alla fede. Lei parla di creduloneria e io non sono d'accordo. Può benissimo capitare - senza dubbio è già capitato - che il sentimento d'affetto per il Grande Parroco si traduca in manifestazioni ingenue e acritiche delle beghine, delle baciapile. Personalmente ho un antico rispetto per le «vecchine basabanchi» e per le loro convinzioni. Alla vigilia delle politiche del 18 aprile 1948 le «vecchine basabanchi» furono coperte di sarcasmi dalle teste d'uovo socialcomuniste. Ritenevano, le vecchine, che fosse meglio per l'Italia stare con De Gasperi e con gli Usa. Le sinistre ritenevano che fosse meglio stare con Togliatti e con l'Urss. Sappiamo chi avesse ragione. A un laico come me il bigottismo dà fastidio quando è ipocrita e tartufesco. Se invece assume le dimensioni fervide d'un abbraccio popolare, ricambiato, a Papa Francesco, il bigottismo - che a quel punto non è più bigottismo ma è fede - commuove anche me.