la stanza di Mario CerviDoppio cognome? Se non altro scongiura gli equivoci burocratici

Il doppio cognome? Ma sì, può essere! Così fra qualche generazione avremo cognomi lunghi lunghi come quello della famigerata contessa Serbelloni Mazzanti Viendalmare di fantozziana memoria!
Venezia

Caro Landi, la disputa sul cognome da imporre a un neonato - solo quello del padre o anche quello della madre? - può essere interessante. Piace nelle sedi europee - e di riflesso nelle sedi partitiche italiane - ma mi pare arbitrario farne una battaglia per i diritti civili e per il progresso della società. Immagino che la questione possa avere risvolti giuridici anche rilevanti. Per quanto riguarda la mia esperienza le perplessità maggiori derivano sì dai cognomi - alcuni soggetti a facile scherno - ma anche o soprattutto dai nomi. A ignari infanti sono stati e vengono imposti nomi stravaganti, o a sottofondo politico. Come il Benito di Mussolini, che il padre socialista volle in onore del rivoluzionario messicano Benito Juarez. I due cognomi, lo ammetto, complicano i documenti, ma scongiurano molti equivoci. Normale è il ricorso ai due cognomi in Spagna - il caudillo era Francisco Franco y Bahamonde - perché certi cognomi, in particolare quelli derivanti da nomi (Alvarez, Fernandez, Gonzalez, tanto per citarne qualcuno) hanno sempre alluvionato le guide telefoniche spagnole (così come i Rossi e i Bianchi hanno alluvionato le italiane, ma ancor più). Il doppio cognome è utile. Non lo è se non per fini ornamentali la cascata di appellativi, abbinati a una parallela cascata di titoli e di onorificenze, di cui l'ancien régime fece uso e abuso, un tempo, nella ristretta cerchia della nobiltà. A livello più umile, e più autentico, furoreggiano i soprannomi. Per Alessandro Del Piero essere «Pinturicchio» vale più che essere duca.