la stanza di Mario CerviGrillo è già stato «pensionato» e se la prende con i pensionati

Beppe Grillo, poveretto, dopo la batosta, invece di ritornare come aveva promesso a fare quel che sa fare, il comico, si sfoga così: «Non c'è niente da fare con l'Italia, Paese di pensionati che non vogliono cambiare». Meno male che ci sono tanti pensionati che oltre a mandare avanti il Paese con le paghette ai nipotini (e, da tempo, per contingenza nazionale, pure ai figli) bilanciano i voti di quelli ai quali gira la testa a colpa dei fuoriditesta come Beppe...
Camogli (Genova)

Caro Fassone, la sua è una delle lettere dedicate da tanti all'affermazione di Grillo secondo cui la colpa dell'immobilismo italiano - e del flop cinquestelle - ricade sui pensionati. Scrivo da vecchio e da pensionato e voglio, a nome di tanti altri vecchi e pensionati, coprirmi il capo di cenere al cospetto d'un Maestro d'arte e di vita. Grillo ha ottime ragioni dalla sua. È vero, le responsabilità delle generazioni più stagionate sono gravi. Ma chi gliel'ha fatto fare, agli imbecilli matusa, di sgobbare sodo tutta la vita per mettere da parte, quando ci sono riusciti, un po' di risparmi? Chi gliel'ha fatto fare di mettere quei tesoretti a disposizione dei figli e dei nipoti, così che in questi tempi grami possano tirare avanti anche se il lavoro non c'è o è poco? Perché mai, da veri rincoglioniti, stavano in fabbrica o in ufficio o a bottega anziché urlare ai quattro venti verità pazzoidi alla Casaleggio? Sì, c'è un piccolo particolare: grazie a loro la baracca Italia sta in piedi, non è un cumulo di macerie. Ma proprio questo fastidioso particolare manda in bestia - più in bestia di quanto sia normalmente - il guru appassito. Anche lui in età e con capigliatura da pensione, ma ha l'aria di non accorgersene.