la stanza di Mario CerviIl giudice non deve orientare né il popolo, né la politica

Caro Dott. Cervi, nell'articolo 1 della nostra Costituzione è scritto che la sovranità appartiene al popolo. Abbiamo tre poteri. Mentre quello legislativo (Parlamento) e l'esecutivo (governo) nascono e si sviluppano per volontà del popolo (detto opportunamente «sovrano») a mezzo elezioni, il terzo potere, quello giudiziario, nasce e si sviluppa di suo, un po' come avviene per l'ameba in campo animale. Lungi da essere esperto di Diritto (fui un semplice macchinista navale), mi viene da dubitare che ciò sia conforme al Dettato Costituzionale.
Camogli (Genova)

Caro Fassone, sono d'accordo con lei nel ritenere che la magistratura italiana usi e abusi d'un potere eccessivo, sia cioè in grado, con le sue decisioni, di determinare vicende e svolte politiche. Il modo in cui i magistrati sono scelti - un concorso pubblico di dubbia trasparenza che privilegia gli appartenenti a una formazione e a una cultura lontane dalle esigenze della società moderna - assegna compiti di straordinaria importanza a personale spesso inadeguato quando non dichiaratamente fazioso. Ho forti dubbi sul giudice o sul pm eletto dal popolo, come per tradizione avviene negli Stati Uniti. Il pensiero dei ceffi che rivestirebbero la toga in aree mafiose o camorristiche sconsiglia a mio avviso questa soluzione. Ma le toghe devono essere consapevoli d'avere una investitura burocratica e tecnica, non una investitura popolare. Sono funzionari, e si atteggiano a padreterni o a supremi apostoli della verità. Mi pare che il suo ragionamento, caro Fassone, possa essere esteso all'intera amministrazione. Che dovrebbe servire il popolo e la politica, e invece si arroga il diritto di guidare l'uno e l'altra. Il che non piace né ai macchinisti navali, né ai giornalisti indipendenti.