la stanza di Mario CerviIl viaggio del Papa a Lampedusa non risponde a logiche politiche

Caro Mario Cervi, voglio bene a questo Papa per la sua semplicità e umiltà, ma disapprovo la sua visita a Lampedusa, simbolo dell'immigrazione illegale che in questo modo viene legittimata, oltre a costituire un autentico invito a nozze per i milioni di africani che altro non attendono se non un segnale forte per sbarcare sulle coste italiane. Tra legali e clandestini sono almeno 12 milioni gli extra-comunitari già presenti sul territorio. La stragrande maggioranza degli Italiani giudica insopportabili ulteriori presenze clandestine condannate alla povertà e al degrado. Meglio non sarebbe stato condividere le sofferenze dei milioni di italiani che fanno la fame e si alimentano, come gli immigrati, alla mensa dei poveri?
La Spezia

Caro Bertei, secondo me è sbagliato valutare i moniti e i comportamenti del Papa con il metro delle nostre legittime e importanti esigenze nazionali. È vero, Francesco avrebbe potuto chinarsi simbolicamente su altre sofferenze. Quelle di noi italiani in grave crisi economica, o quelle della derelitta periferia di Buenos Aires o quelle delle favelas brasiliane. Ha ritenuto di dover privilegiare - mi si passi il termine inopportuno - la tragedia di migliaia o decine di migliaia d'esseri umani inabissatisi nelle acque del Mediterraneo. Condivido le apprensioni di tanti per l'afflusso illegale in Italia di torme di disperati facilmente arruolabili dalla abbietta criminalità organizzata. Che è poi la stessa cui deve essere attribuito l'infame traffico di merce umana. Allo Stato chiediamo di vigilare più di quanto vigili. A queste riflessioni ragionevoli mi associo. Ma un Papa ha una visuale diversa, fa il Papa e stento a capire, da laico, quei credenti che vorrebbero insegnargli come farlo. Ho magari trovato utopia, ma anche grandezza evangelica, nelle parole da lui pronunciate a Lampedusa.