la stanza di Mario CerviLe violenze degli Alleati non sono paragonabili a quelle naziste

Gentilissimo Cervi, nel leggere «La Stanza» di venerdì 7/3/2014 mi è parso di ricordare un altro terribile ma istruttivo volume scritto dallo stesso storico canadese Jacques Bacque citato dal lettore Donini, volume edito da Mursia che ha per titolo Gli altri Lager. Mi permetto consigliare questo libro affinché venga aggiornata la conoscenza su fatti veri commessi dagli alleati negli ultimi mesi della Seconda guerra mondiale. Da stigmatizzare in modo particolare il comportamento degli statunitensi e dei francesi. I prigionieri di guerra tedeschi furono trattati con voluta cattiveria e disumanità e lasciati in buona misura morire nei più disparati campi di raccolta un po' ovunque. Alcuni personaggi, che da noi in Italia ci furono poi presentati nel dopoguerra come protagonisti «senza macchia» e puri democratici ne escono realmente ridimensionati, ad esempio l'allora capo supremo militare delle forze alleate Dwight Eisenhower che, secondo me non merita altra considerazione di quella riservata a tristi personaggi quali Goering.
Milano

Caro Ravanello, in una precedente risposta ho anch'io ricordato le decisioni crudeli di alcuni comandanti alleati e i comportamenti feroci di molti soldati (come i famigerati marocchini del generale francese Juin). Questi terribili fatti sono accertati, e hanno trovato divulgazione in saggi seri: come quello da lei citato. Non bisogna cedere alla tentazioni di occultare o sminuire, nel nome del politicamente corretto, i misfatti di cui si resero responsabili anche quanti -mi riferisco agli angloamericani e non ai sovietici- dichiaravano di battersi per la democrazia. Mi pare tuttavia che sia insidioso e ingiusto mettere sullo stesso piano -come lei fa con il paragone tra Eisenhower e Goering- le atrocità alleate e le atrocità tedesche. Si può discutere -e si è discusso fino all'estenuazione -della liceità di Hiroshima e Nagasaki e degli spaventosi e insensati bombardamenti di Dresda. Ma deve restar chiaro che il demone di quelle vicende fu Hitler, non certo Eisenhower, e che la sconfitta e la morte punirono giustamente chi voleva assoggettare l'Europa alla razza eletta. Avesse vinto Hitler, non ci sarebbe poi stato alcun dibattito sulle colpe tedesche nel conflitto mondiale. Si sarebbe potuto scrivere solo per inneggiare alle glorie naziste. Non c'è dubbio secondo me su chi fosse, tra i due schieramenti, il difensore della libertà.