la stanza di Mario CerviMa durante la naia nascevano i veri «fratelli d'Italia»

Mi rivolgo al presidente del Consiglio Renzi. Il servizio sociale è un surrogato della naja praticata fino al 2005. La naja era tempo perso che lo Stato non rimborsava e non dava nessun contributo a far diventare «uomini» tutti quei giovani che erano lì per non far niente, solo perché dovevano giustificare il costo delle Forze Armate. Dovevano giustificare lo stipendio di tutti quei militari di carriera che venivano poco utilizzati nei teatri di cooperazione internazionale e visti con un'aria di sufficienza dalle altre potenze militari. Ultimamente l'ha ammesso anche l'ammiraglio Di Paola in un progetto di riordino e ottimizzazione delle Forze Armate italiane presentato al Consiglio dei ministri. Ora si vuole istituire o allargare il «servizio civile» che io ritengo un modo per finanziare la disoccupazione giovanile con 500 euro circa al mese al costo di 1 miliardo circa l'anno a fondo perduto. Io questi soldi gli utilizzerei per creare posti di lavoro detassando le imprese.
Pianiga (Venezia)

Caro Benetti, Renzi - se vorrà - darà una risposta ai problemi da lei sollevati. Io - pur avendo riconosciuto l'esigenza del passaggio a un esercito «professionale» - non sono d'accordo con lei quando afferma che la naja era tempo perso e non dava nessun contributo a far diventare uomini i giovani. Non idealizzo il tempo della leva obbligatoria. Ma nella storia dell'Italia unita essa fu il più efficace strumento per far sentire a ragazzi di regioni diverse, e di culture e costumi anch'essi diversi, che c'era una Patria uguale per tutti. Le caserme, con tutti i loro vizi di militare illogicità, erano il luogo in cui l'espressione «fratelli d'Italia» acquistava un significato. Con queste notazioni non passo un colpo di spugna sui difetti presenti e soprattutto passati della nostra struttura militare. Conosco le ragioni di chi vorrebbe scuole anziché carri armati e ospedali - ma già ce ne sono fin troppi - anziché gli F35. Benvenuto un miliardo di incentivi per il lavoro. Vogliamo tuttavia preservare ciò che si chiama tradizione, orgoglio nazionale, memoria del passato?