la stanza di Mario CerviMeglio le regole istituzionali dello spontaneismo grillino

È preoccupante lo scenario politico che si sta delineando. Non perché siano irregolari o ingiuste le riforme elettorali messe in campo; la questione vera è tutt'altra ed è che i partiti non sono più l'espressione del popolo, ma lo definiscono. Qui sta il problema, perché quando i partiti vengono prima del popolo la democrazia vacilla pericolosamente, è a rischio. Negli scontri e nelle alleanze di questi giorni c'è un fattore che fa stare all'erta: si sta dando ai partiti la definizione del potere, mentre la democrazia è proprio l'opposto. I partiti devono rispondere al popolo, e non, come avviene oggi, il popolo deve seguire ciò che hanno già deciso i partiti. Vi è un ribaltamento da correggere al più presto. Renzi, Berlusconi o Alfano non possono decidere la minestra che dobbiamo mangiare, siamo noi, il popolo, a dar loro gli ingredienti e a indicar loro come fare. Legge elettorale sì, legge elettorale no: ristabiliamo la regola della democrazia, per la quale prima viene il popolo, il potere vi consegue come semplice strumento del bene che tutti si cerca, per cui ci si impegna.
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Caro Mereghetti, quando lei afferma che i partiti non sono più l'espressione del popolo - ma lo sono mai stati? - e che vengono prima del popolo sono tentato di darle ragione al cento per cento. Gli apparati politici, il cosiddetto Palazzo, decidono e legiferano, ufficialmente, in nome del popolo. La verità vera è che in innumerevoli occasioni decidono e legiferano nel nome dei loro interessi, dei loro privilegi, della loro avidità. Manca tuttavia nella sua lettera, a mio avviso, un elemento fondamentale. Come si può ridare la sovranità al popolo spossessandone i partiti? L'Italia è una democrazia - sono del parere che questo non possa e non debba essere negato - e ha procedure libere per eleggere le maggiori o minori assemblee. Deputati, senatori, consiglieri regionali o provinciali o comunali sono espressi dal voto popolare. I risultati - in questo sono d'accordo con lei - non sono soddisfacenti. Spesso e volentieri - o malvolentieri - il popolo non si sente rappresentato dai personaggi approdati agli onori delle alte cariche. Ma quale è il sistema che potrebbe evitare queste storture? Come si può ottenere che i designati dal popolo - dei quali oggi come oggi il popolo non è contento - diventino invece di suo gradimento? Esiste un modo che non sia il voto deposto in un'urna, per dare una dirigenza al Paese? Lo so, il vigente porcellum è, come legge elettorale, un obbrobrio, e grazie a Dio si vuole cancellarlo e sostituirlo con una legge migliore. Che tuttavia, per buona che sia, non eliminerà né i partiti né le loro storture. Come si fa, allora, per ridare al popolo il potere? Sarà anche seccante che Renzi o Berlusconi o Alfano decidano tante cose che, come cittadini, ci riguardano. Ma li abbiamo voluti noi proprio perché decidessero. Tutto sommato preferisco le regole istituzionali della democrazia italiana allo spontaneismo chiassoso e sterile dei grillini.