la stanza di Mario CerviSpesso non sono le famiglie a spingere i giovani verso studi inutili

Carissimo Cervi, se fosse vero che uno studente su due sia influenzato dai genitori per quanto riguarda la scelta universitaria il problema non sono gli studenti, ma i genitori! Dovrebbero essere loro a fare un asso indietro e al posto di suggerire ai figli che cosa debbano fare, dovrebbero non si dice abbandonarli al loro destino, bensì dovrebbero aiutarli a identificare i criteri con i quali essere protagonisti di una età che è loro, solamente loro! Sono i criteri che mancano, per questo è utile che ogni ragazzo o ragazza si chiarisca che per scegliere bisogna sapere le capacità che si hanno, bisogna fare il punto dei propri interessi e infine identificare quali sono oggi i bisogni più significativi, che urgono di essere affrontati. Chiarite queste condizioni è di ogni studente o studentessa il rischio e il fascino di una scelta! I genitori? Un passo indietro per il bene dei figli!
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Caro Mereghetti, come insegnante lei ne sa molto più di me sui problemi della scuola. Mi guardo bene, dunque, dal dubitare dalla sua convinzione che le scelte sbagliate dei ragazzi dipendano dai genitori. Sicuramente in molti casi è così. So tuttavia di bravi artigiani, il cui lavoro e i cui prodotti sono molto richiesti, che avrebbero voluto fare dei figli i loro eredi aziendali. E che invece si sono scontrati con un rifiuto netto perché quei giovani aspiravano a un diploma o a una laurea che li abilitassero a mansioni burocratiche. Un discorso analogo vale per il corso di studi. Non credo che tante famiglie desiderino di vedere i loro rampolli muniti d'una laurea pressoché inutile. Avrebbero preferito un indirizzo professionale che offrisse migliori prospettive. Ma le lauree pressoché inutili offrono il vantaggio di esigere scarso impegno e scarsissima presenza alle lezioni. Capisco che siano obbligati a decidere così gli studenti-lavoratori. Ma ho visto decidere così anche privilegiati figli di papà nonchè fancazzisti accaniti.