«Stanze», la Storia in undici storie diverse

Il curatore Finessi: «Tutti gli ambienti firmati da tre generazioni di architetti»

In occasione della XXI Esposizione Internazionale, la Triennale di Milano e il Salone del Mobile hanno presentato la mostra «Stanze. Altre filosofie dell'abitare» (che rimarrà aperta fino al 2 settembre). Pensare e definire spazi e ambienti con le forme, i colori, i dettagli che ospiteranno, accoglieranno, sfioreranno i corpi di quelle persone, registrandone umori e passioni.

Mentre l'architettura degli interni continua a essere un motore importante che muove professionalità ed economie, poche sono le occasioni critiche che pongono attenzione su queste opere.

Chi meglio, quindi, del curatore di «Stanze» può accompagnarci alla scoperta di questi undici, magnifici ambienti?

«Nella storia del nostro design - dice l'architetto Beppe Finessi - ci sono tutti i presupposti che poi hanno portato alla grande tradizione, quella che ha prodotto alcune delle icone del design. Gli oggetti che vediamo nella mostra fanno parte di arredamenti progettati dai grandi architetti italiani degli anni Cinquanta per una committenza privata ben definita. Attorno a questa tradizione è nata una buona parte del design italiano. Essendo il Salone del Mobile promotore di questa iniziativa - continua Finessi - abbiamo potuto giocare con la titolazione Design After Design e Design Before Design, per ritrovare parte delle vere radici del nostro design: l'arte di arredare, l'arte di abitare».

Per allestire la mostra, come è noto, sono stati coinvolti undici architetti (che rappresentano tre generazion), a ciascuno dei quali è stato chiesto di occuparsi del progetto di un interno.

«Ognuno - aggiunge Finessi - ha progettato una stanza della mostra. Ne sono uscite undici visioni molto diverse una dall'altra e sono introdotte da una parte storico-critica che abbiamo raccontato partendo dal 1920. Circa cento anni di storia importante del nostro Paese. Posso aggiungere che si tratta di una mostra inserita nel programma della Triennale, con uno spazio molto importante che mette in risalto ancora di più il lavoro fatto. Voglio citare, infine, l'eccellente allestimento di Gianni Filindeu».

Per finire, grande partecipazione e grandi consensi.

«Il pubblico conclude l'architetto Beppe Finessi - ha apprezzato i lavori di questi undici autori. E per diversi motivi. Intanto perché sono undici storie differenti fra loro. E poi perché non abbiamo sposato una sola filosofia di progetto ma undici modi diversi di raccontare gli interni. Una scelta precisa e lucida da parte nostra. In sostanza la nostra storia fatta di storie diverse».

AR