Stati Uniti, addio cavalli selvaggi, simbolo del west chiusi nei recinti

Oltre 2500 cavalli selvaggi, i famosi Mustang<BR> che scorrazzano liberi nelle praterie del<BR> Nevada, nel giro di un paio di mesi finiranno <BR> chiusi nei recinti. Gli animalisti protestano e la <BR> rimostranza arriva fino alla Casa Bianca

Oltre 2500 cavalli selvaggi, i famosi Mustang che scorrazzano liberi nelle praterie del Nevada, nel giro di un paio di mesi finiranno chiusi nei recinti. Si tratta di una razza tipicamente americana, simbolo della conquista del West, ma che ha origini antichissime. Eredi diretti dei cavalli spagnoli portati nel Nuovo Mondo dai conquistadores, a partire dal nome (Mustang viene da mestengo), sono arrivati nelle regioni nord-occidentali degli Stati Uniti attraverso il Messico nel lontano 1500. L'ente che si sta occupando della loro cattura, il Bureau of Land Management, spiega che l'operazione si è resa necessaria per motivi ambientali. L'eccessivo e incontrollato aumento di questi cavalli, secondo il Blm, rischia di rovinare l'ecosistema della regione e danneggiare anche la salute dei cavalli stessi. Al termine del loro trasferimento, vivranno nei recinti di Black Rock Range, in una zona montuosa a 100 miglia a nord di Reno, sempre in Nevada. Qui, assicura l'ente, saranno curati e assistiti nel migliore dei modi. Tutte tesi contestate apertamente dagli animalisti, secondo cui quella che loro chiamano «deportazione di massa» è assolutamente «non necessaria e inumana». La brutalità con cui verranno bloccati questi splendidi animali, attaccano queste associazioni, provocherà loro gravissime lesioni ai garretti, danni che quasi sempre portano all'abbattimento dell'animale. In più, spiegano che l'impatto dei cavalli sull'ambiente non è poi così rilevante. A loro dire, per ragioni puramente economiche, il Blm porta avanti queste catture per favorire i pascoli dei bovini, dimenticando che sono proprio loro a provocare i danni peggiori. Infine, chiedono che le operazioni di cattura siano pubbliche. Una polemica che sta coinvolgendo anche la Casa Bianca. A sostenere la protesta anche star come la cantautrice Sheryl Crow e l'attore Viggo Mortensen, che la settimana scorsa hanno scritto una lettera al presidente Barack Obama e al capogruppo democratico, eletto nel Nevada, Harry Reid, per chiedere che i Mustang rimangano liberi. Della tutela di questa razza in passato si è già occupata la politica: nel 1971 il Congresso approvò una legge che assicurava loro protezione federale e definiva i Mustang i «simboli viventi dello storico spirito pionieristico del West».