Ma la stazione ferroviaria resta inutilizzata

Una stazione-fantasma. E tre milioni di euro spesi soltanto per veder passare il treno. Succede alla stazione Salone della ferrovia Roma-Sulmona. Come nel film “Mezzogiorno di fuoco”, binari che si perdono all’orizzonte, attesa interminabile.
A Salone, però, hai voglia ad aspettare. Il treno arriva, passa, senza rallentare. Un attimo e via. Svanisce rapido come un miraggio. Una beffa per gli abitanti che lo attendono da nove anni. La vicenda è degna di un racconto kafkiano. Trenitalia per Salone ha speso la bellezza di 3 milioni di euro per ristrutturare tutto da cima a fondo. Un investimento più che giustificato. I lavori hanno riguardato innanzitutto l’apertura del sottopasso pedonale, indispensabile a causa del raddoppio dei binari. Sono stati ricostruiti ex-novo 400 metri di marciapiedi, ristrutturati l’atrio, le pensiline, la biglietteria. È stato rimesso a nuovo l’impianto di sonorizzazione degli altoparlanti.
Sul fronte della sicurezza è stato allestito il locale destinato al presidio del personale della Polizia ferroviaria, con la videosorveglianza. Per quanto riguarda, invece, la logistica, è stato infine allestito un doppio parcheggio: uno per le auto private, uno per i mezzi Cotral. Per fare questo sono stati spesi 3 milioni, ripetiamo. Di soldi pubblici.
Da un pezzo è tutto pronto. I lavori, cominciati nell’ottobre 2007, si sono conclusi nel febbraio 2009. Un anno fa. Ma se la stazione è tirata a nuovo, l’atrio è lucido come uno specchio, perchè i treni non fermano?
«A dicembre abbiamo firmato il nuovo contratto di servizio con la Regione Lazio - spiegano da Trenitalia - da allora non abbiamo saputo più niente».
Ma la fermata di Salone almeno è prevista negli orari invernali del 2010? «No, la fermata non c’è, - rispondono da Trenitalia - perché non figura neppure nel contratto di servizio». Insomma, alla Regione avrebbero detto più o meno: «Salone?, no grazie, non ci serve».
Altro che Kafka. Qui bisognerebbe rispolverare Sherlock Holmes. Ovvero scrivere il giallo della stazione-fantasma. Perchè non apre? La ferrovia Roma-Sulmona collega Guidonia, Lunghezza e la stazione Tiburtina con un treno ogni mezz’ora, nelle ore di punta ogni 20 minuti. Per gli abitanti di Settecamini, Setteville e Ponte di Nona, la stazione di Salone servirebbe a raggiungere il centro in soli 15 minuti invece dell’ora abbondante di oggi.
«Abbiamo spedito oltre mille fax all’assessore alla mobilità della Regione, Franco Dalia - dice Rocco Margapoti, dei Comitati cittadini di zona - non sono serviti a convincerlo ad aprire la fermata. Non ci resta che presentare ricorso alla Corte dei Conti per lo sperpero di denaro pubblico, mentre ai cittadini viene negato il diritto a una mobilita più umana».
Inutile tirare in ballo i nomadi, avverte il comitato: «raggiungono i treni alla stazione di La Rustica, e in ogni caso non sussistono i problemi di ordine pubblico di un tempo». Era l’8 agosto 1997 quando Rutelli aprì il campo di Salone. Dapprima 600 nomadi, poi mille. E fu il Far west. I treni divennero bersaglio di furti, sassaiole, vandalismi da parte di terribili gang di zingarelli. Furono pestati perfino dei vigili urbani. Nel 2001 abolirono la fermata, sul treno non ci saliva più nessuno da un pezzo. Piuttosto che chiudere il campo, venne cancellata la stazione. Una pagina vergognosa per la città. Il vicepresidente della commissione Urbanistica del Consiglio regionale del Lazio, Fabio Desideri (Pdl), dopo aver ricordato «la chiusura dello scalo per motivi di sicurezza» ha detto che adesso bisogna «denunciare gli annunci andati a vuoto, da parte dell’amministrazione guidata da Marrazzo, in merito al necessario interessamento istituzionale per la riapertura della stazione».
Dal 2001 molta acqua è passata sotto i ponti, il clima è cambiato. Salone si avvia a diventare un campo attrezzato, presidiato, a numero chiuso. La Roma-Sulmona nel tratto urbano di Roma è destinata a un ruolo fondamentale per il trasporto pubblico. Ma per la Regione Lazio siamo rimasti ai tempi di Adamo ed Eva.