“Stecchiti & censiti”: tutto quello che (non) vogliamo sapere sulla morte

“Stecchiti & censiti” è una piccola e curiosa enciclopedia che racconta tutti i possibili modi per trapassare<br />

Tirare le cuoia, passare a miglior vita, restarci secchi, andare avanti a salutar San Pietro, lasciare questa valle di lacrime... I modi di descrivere la resa dei conti con la Nera signora sono quasi infiniti.

Forse è stata questa considerazione a convincere lo scrittore statunitense Michael Largo a produrre, dopo lunghe e complicate ricerche, una delle più strane “enciclopedie” del mondo: “Stecchiti&Censiti. L’enciclopedia illustrata di tutti i modi in cui si passa a miglior vita” (in Italia pubblicata da Vallardi, pagg. 524, euro 19). Sfogliandola potete trovare, disposti in macabro ordine afabetico a partire da Abactio (aborto in latino) sino ad arrivare zoofatalismo (un disturbo psicologico che spinge ad avvicinarsi pericolosamente agli animali dello zoo), infiniti modi per concludere la propria esistenza. Corredati anche da una buona dose di dati statistici. Scoprirete così che ogni anno l’arsenico negli Stati uniti uccide 2315 persone (si trova anche nei diserbanti) o che dal 1900 ad oggi le malattie causate dalle zecche hanno provocato la morte di 1133871 individui. Ma anche l’innocuo baseball non se la cava male: nel 2002 si sono verificati 341 decessi durante le partite, quasi tutti causati da colpi di mazza o di palla. Nel libro non manca nemmeno una raccolta finale di epitaffi: “L’arcigna morte mi prese senza avvertimento. La sera stavo bene e il mattino dopo ero morto”. Oppure: “Qui giace Lester Moore. Quattro colpi da una 44. Né uno di meno, né uno di più”.

Discutibile gusto del macabro? Può darsi, ma è pur vero che la morte ha una sua capacità di fascinazione, una forza di attrazione ancestrale a cui è difficile sfuggire. Il tema del memento mori, infatti, è uno dei più diffusi dell’arte. Così, anche se Largo nelle sue pagine non è esente da un certo cinismo e humour nero, è anche vero che attira la nostra attenzione verso un aspetto della vita (l’ultimo) su cui è inevitabile riflettere. Magari senza limitarsi alla statistica o al catalogo dei decessi stravaganti.

E in effetti in letteratura il tema della morte in se (escludendo quindi i thriller strabordanti di ammazzamenti) sta tornando a far capolino tra i titoli. Lo scrittore italiano Massimiliano Nuzzolo è da poco arrivato in libreria con “Tre metri sotto terra” (Coniglio editore, pagg. 59, euro 5) brevi prose liriche che potrebbero essere quasi una risposta italiana all’ “Antologia di Spoon River”. Un’altro italiano Giuseppe Marcenaro ha invece appena pubblicato per Bruno Mondadori “Cimiteri. Storie di rimpianti e di follie” (pagg. 240, euro 18).

In questo caso a partire dalle tombe vengono ricostruite storie di città e di persone, di personaggi noti e di perfetti sconosciuti. Insomma, pare che siano in tanti a voler capire la vita guardandola dalla fine. E magari non hanno tutti i torti. Come diceva il pensatore giapponese Yamamoto Tsunetomo: “La fine è importante in tutte le cose”.