STEFAN ZWEIG Miniature che fanno Storia

Le novelle del «Sovvertimento dei sensi», le vite di Mesmer, Mary Baker-Eddy e Freud, e «Momenti fatali»: tre opere rilanciano la fortuna dello scrittore viennese

I maestri non finiscono mai di stupire e Stefan Zweig (1881-1942) è uno dei maestri della Grande Vienna, l’autore indimenticato del Mondo di ieri, l’affresco più straordinario di quella civiltà malinconica e raffinata che provava con una straordinaria profondità tutti i veleni e tutti i farmaci della modernità con Freud, Karl Kraus, Wittgenstein, con la musica di Mahler e la rivoluzione dodecafonica di Schönberg e con una eccezionale stagione letteraria e teatrale, dominata da Hofmannsthal e da Schnitzler, in cui anche Zweig ebbe un ruolo significativo con i suoi racconti e le sue biografie romanzate, che per decenni rappresentarono dei bestseller mondiali, pubblicati in Italia con enorme successo nella prestigiosa collana mondadoriana «Medusa».
Ora le edizioni e/o ripropongono un classico di questo genere con L’anima che guarisce nella bellissima traduzione di Lavinia Mazzucchetti, rivista e «spolverata» da Cristina Faloci e Andrea Landolfi. Si tratta di tre «medaglioni»: Mesmer, Mary Baker-Eddy e Freud. Sono tre scrutatori delle ferite dell’uomo nell’età del tramonto del sacro, della crisi delle religioni tradizionali che avevano per secoli sorretto l’uomo nella sua perigliosa peregrinazione terrena. Sono tre stazioni del lungo percorso intrapreso da liberi ricercatori per comprendere quel disagio della civiltà, che Freud teorizza nel dopoguerra e che rappresenta un’intuizione della sofferenza psichica così diffusa e così inspiegabile con le metodologie positiviste.
Anche la casa editrice Corbaccio ripropone un’altra grande prova narrativa di Zweig: Sovvertimento dei sensi, nella traduzione ancora valida del 1931 di Berta Burgio Ahrens. La raccolta prende il titolo dalla prima novella, quella senz’altro più famosa che narra l’angosciante esperienza di un giovane sedotto dalla moglie del suo maestro in uno scenario interiore intriso di sensi di colpa, morbosità, desideri e seduzioni, che travolgono e corrompono la giovane anima. E anche gli altri due racconti sono intessuti da atmosfere intriganti e insidiose, che l’autore ricostruisce pazientemente giocando, da maestro viennese, sulla suspense del lettore e che trovano la loro spiegazione nell’osservazione, amaramente ironica, che apre il secondo racconto: «Come la malattia esiste prima di manifestarsi apertamente, così il destino non comincia solo quando diventa realtà visibile e concreta. Esso impera nello spirito e nel sangue assai prima che dall’esterno arrivi all’anima. Riconoscersi è già difendersi, e per lo più è vano».
Zweig è grande quando sfiora il mistero del destino che coinvolge e travolge l’essere umano in tutta la sua precarietà e nel suo orgoglio luciferino che tenta vanamente di tener testa alle forze della storia e della vita. E questa è la materia del volume di prose dello scrittore viennese Momenti fatali. Quattordici miniature storiche, uscito postumo nel 1943 e ora presentato in Italia da Adephi in una traduzione molto godibile di Donatella Berra. I momenti fatali sono quegli eventi per lo più fulminei che si manifestano nella vita in cui la stessa vita viene sconvolta e rifondata e in cui percepiamo nuove, inaudite derive dell’essere. Inedite prospettive dell’esistenza, impreviste, si palesano violentemente per salvarci, elevarci o distruggerci. In questi episodi, brevi e concentratissimi, Zweig dà il meglio di sé per la sottile comprensione che ha dell’anima umana, per la sua stupefacente capacità di sintesi e di folgoranti prospettive narrative, pervase da una meravigliosa forza drammatica.
Il racconto, orchestrato storicamente, è un itinerario epico, che attraversa momenti storici particolarmente significativi per la storia universale. Incontriamo la drammatica peregrinazione di un avventuriero castigliano, un avanzo di galera, cui il destino e una superomistica volontà di potenza riservano la sorte di scoprire l’Oceano Pacifico dopo marce forzate ed estenuanti tra paesaggi sconosciuti e minacciosi. Un altro episodio è rappresentato dalla scoperta di una porticina incustodita da parte degli assedianti turchi che così piegano l’eroica e disperata difesa di Bisanzio. Ma laddove Zweig mostra la sua insuperabile maestria narrativa è quando ricostruisce la crisi di un singolo individuo come nel caso della depressione, del mortificante senso d’impotenza di Händel e la conseguente resurrezione quando nella notte del 21 agosto 1741 riceve il testo del Messia di un mediocre poetucolo, Jennens. Per il vecchio musicista tedesco comincia un periodo d’intensa creatività che lo esalta e lo sublima riaprendo la sua immensa forza creativa e salvandolo da un’umiliante decadenza morale, spirituale e fisica.
Un episodio, parimenti denso di commovente eticità, è quello vissuto dal vecchio Tolstoj che abbandona la casa e gli agi della condizione aristocratica dopo la visita di due studenti che credono in lui, ma non possono accettare che il loro idolo sia un fermo sostenitore di una concezione non violenta e accetti inoltre di vivere nei privilegi della sua classe. Meno convincente è la miniatura «Momento eroico» che canta il dramma della fucilazione di Dostoevskij il 22 dicembre 1849 nella Piazza Semenov, sospesa in extremis quando il plotone d’esecuzione è già pronto a eseguire la condanna fatale, tramutata all’ultimo momento in pena ai lavori forzati in Siberia. È che Zweig non è un poeta lirico, mentre si conferma, in questo libro, in un autentico talento narrativo, come prova un altro «momento fatale» per la storia universale. Nella Russia ormai sull’orlo della Rivoluzione si svolge uno dei più suggestivi «momenti fatali»: il trionfale ritorno a San Pietroburgo di Lenin, che accetta - ecco la sua decisione fatale - di essere trasportato in un vagone piombato attraverso la Germania in guerra con la Russia, pur di raggiungere il suo Paese e guidare vittoriosamente i bolscevichi nella lotta rivoluzionaria.
Tutti gli episodi sono densi di eticità e di tensione, e Zweig si conferma uno dei più efficaci narratori del Novecento. Certo, è un maestro delle «miniature»; il suo respiro narrativo è quello delle scene fulminanti, delle raffigurazioni travolgenti, di situazioni tese e intensamente drammatiche, che coglie il capolavoro nell’insuperata Novella degli scacchi. Questi Momenti fatali possono essere considerati l’espressione dello Zweig più maturo e più felice nella raffigurazione di situazioni estreme, che lui sa rappresentare con un’ineguagliata padronanza della tensione epica.