Stelvio, non solo sci all’università della neve

Cime innevate, pareti di roccia, ghiacciai immensi: tutte le occasioni per un’estate alternativa nel paradiso ad alta quota del parco nazionale

Lorenzo Scandroglio

Sembrerebbe impossibile parlare di neve mentre le prime calure estive cominciano l'assedio, eppure basta andare al Passo dello Stelvio, fra l'Alta Valtellina e l'Alto Adige nelle Alpi Centrali, per trovarsi di fronte a uno scenario ancora bianchissimo, con la cima dell'Ortles (3905 m) a dominare un panorama incredibile, di quelli che fanno sentire l'immensità delle montagne e la relatività del resto. In epoca di Giro d'Italia vale la pena ricordare che gli appassionati di ciclismo l'hanno ribattezzato «Cima Coppi», e non c'è bisogno di dire perché. Non un semplice luogo, ma un universo, noto al popolo degli escursionisti per la presenza del più grande dei parchi storici italiani, il «Parco Nazionale dello Stelvio» che fu istituito nel 1935 (www.stelviopark.it), e al popolo dello sci come uno dei rari ultimi paradisi dello sci estivo, con la mitica «Università dello sci» Pirovano (www.pirovano.it) che non si limita a fungere da base per i corsi di sci alpino, cioè quello praticato sulle piste risalite poi con gli impianti, ma permette di organizzare gite scialpinistiche, dalle facili al Monte Cristallo o alla Cima degli Spiriti che sono praticamente servite dagli impianti, alla più impegnativa Cima Tuckett (tutte vette oltre i 3400 metri s.l.m., quest'ultima della durata di circa 3 ore e 30 minuti, ha un dislivello di 700 metri a partire dai 2758 m del Passo ed è riservata a buoni sciatori; si effettua passando dal Rifugio Piccolo Livrio, a 3174 m, dove si scollina perdendo 200 metri di dislivello in direzione est sulla Vedretta di Madaccio; si prosegue fra la Cima di Madaccio e la Tuckett fin quasi al Passo di Tuckett per poi deviare a destra e risalire il pendio che porta in vetta; la discesa viene effettuata sul percorso di risalita), escursioni nel parco nazionale stesso e sui sentieri che conducono ai «luoghi caldi» del fronte italo-austriaco della prima guerra mondiale, visite al Museo Storico «Carlo Donegani» e, per ritemprarsi dalle attività o semplicemente godersi un po' di ozio, svariati trattamenti di benessere e relax.
Ma passiamo in rassegna alcune delle realtà del Passo. Intanto c'è la storia della più alta strada carreggiabile d'Europa i cui numeri fanno impressione: 49 chilometri, 82 tornanti, oltre un'ora di percorrenza se va tutto bene. Fiore all'occhiello dell'ingegneria alpina, nacque a seguito dell'annessione nel 1815 della Lombardia all'Austria e della conseguente necessità di meglio collegare Tirolo e Valtellina. Nel 1825 la strada, progettata dall'ingegnere bresciano Carlo Donegani (1775-1845), era pronta. Abbandonata sul lato tirolese con il ritorno della Lombardia all'Italia, fu ripristinata per la nascita del turismo e per gli ovvi motivi strategico-militari della Prima Grande Guerra.
Tornando allo sci, la storia della cosiddetta università dello sci comincia con Giuseppe Pirovano, il roi des glaciers, valente guida alpina bergamasca che, con la moglie Giuliana Boerchio, pavese dallo spirito e dal fiuto imprenditoriali non comuni, decise di fondare quella che sarebbe poi divenuta un punto di riferimento obbligato e irrinunciabile per tutti i cultori dello sci estivo. Da allora Pirovano e lo Stelvio sono legati da una bellissima storia di sport, una storia i cui ingredienti vincenti sono e sono stati la serietà, l'affidabilità, oltre naturalmente alla grande passione per l'affascinante disciplina sportiva. Nel 1985 il testimone di questa tradizione è passato nelle mani di un'azienda di credito, la Banca Popolare di Sondrio (www.popso.it), che, pur rilevando la rinomata Scuola di Sci e le sue strutture alberghiere (oltre ad aver avviato una serie di altre iniziative culturali legate alla fruizione del territorio), ha sempre operato senza intaccare lo spirito e le «linee guida» dei fondatori dell'ateneo sciistico. Quest'anno la Pirovano apre il 2 giugno.
Infine come dimenticare il Museo Storico «Carlo Donegani», ai cui meriti abbiamo già accennato, ideato e realizzato dalla Banca Popolare di Sondrio e allestito nelle sale adiacenti alla filiale dell'istituto al Passo dello Stelvio (2757 m) - «lo sportello bancario più alto d'Europa»? Una sezione del Museo, la più suggestiva, è dedicata alla Grande Guerra (1915-'18), altrimenti detta «Guerra Bianca», combattuta a tremila metri di quota, tra cime innevate, vertiginose pareti di roccia e immensi ghiacciai.
Al centro dell'elegante sala di questa sezione fa bella mostra un lacerto di trincea realizzato utilizzando reperti raccolti nei luoghi teatro dei combattimenti: reticolati, scudi per mitragliatrici e varie munizioni. La ricostruzione si propone di indurre il visitatore a un momento di riflessione su ciò che significò per quei soldati una logorante guerra di posizione, combattuta in un ambiente ostile e in condizioni proibitive. Questa sezione del Museo rappresenta un ideale punto di partenza per la visita ad un Museo ben più ampio e suggestivo: quello all'aperto, costituito da una fitta rete di camminamenti, fortificazioni, trincee che testimoniano ancora oggi gli eventi drammatici che si svolsero.
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