Stepan Frelichowski

Nacque nel 1913 a Chelmza, in Polonia. Dopo il diploma, lasciò la fidanzata ed entrò in seminario. Ordinato sacerdote nel 1937, fu segretario del vescovo di Chelmno e poi vicario nella parrocchia di Torun. Si occupava degli scout quando arrivò l’occupazione tedesca nel settembre 1939. Tutti i preti furono arrestati. Il Frelichowski fu rilasciato dopo qualche giorno ma riarrestato il mese successivo. Alcuni dei preti che erano in prigione con lui furono fucilati. Lui fu portato nel lager di Nowy Port e poi in quello di Stutthof, dalle parti di Danzica. Nel 1940 lo mandarono ai lavori forzati a Grenzdorf. Dopo qualche mese lo portarono a Oranienburg-Sachsenhausen, vicino a Berlino. Da lì nel 1941 passò a Dachau. Nel famigerato lager c’era una cappella e i sacerdoti detenuti poterono usarne sotto sorveglianza. Ma quando lui e altri preti polacchi si rifiutarono di iscriversi alla cosiddetta «Deutsche Volksliste» (acquisizione della nazionalità tedesca che avrebbe potuto anche far ottenere la libertà) la cappella venne chiusa e ogni segno religioso proibito. Col 1943 fu consentito ai prigionieri di ricevere pacchi da casa e il Frelichowski ne approfittò per farsi mandare ostie e vino per le messe clandestine. Organizzò anche la distribuzione di parte dei viveri così ricevuti a quelli cui nessuno mandava nulla. Nel 1944 un’epidemia di tifo costrinse all’isolamento i contagiati. Il Frelichowski riusciva a passare dai reticolati per portare un po’ di pane e i sacramenti ai moribondi. Finì contagiato anch’egli. Si aggiunse una polmonite che lo portò alla tomba nel 1945.