La stimolazione cerebrale profonda è utile nel trattamento della malattia di Parkinson

I risultati del primo studio controllato sulla stimolazione cerebrale profonda (DBS) per il trattamento della malattia del Parkinson (PD), realizzato da St. Jude Medical, sono stati pubblicati dalla rivista Lancet Neurology. Lo scopo dello studio era di valutare i sistemi di stimolazione a corrente costante e misurarne l'efficacia nella gestione dei sintomi della malattia di Parkinson. Condotto in 15 centri negli Stati Uniti, lo studio era mirato alla valutazione comparativa di pazienti sottoposti a impianto di stimolazione cerebrale profonda. L'obiettivo primario era di misurare l'intervallo di tempo tra gli episodi di diskinesia nel periodo di tre mesi. L'intervallo in esame si riferisce all'arco di tempo in cui ogni giorno un paziente conduce una vita normale senza movimenti involontari dovuti ai farmaci somministrati per gestire il morbo di Parkinson.
I risultati dello studio sono stati statisticamente significativi, dimostrando come i partecipanti al gruppo di stimolazione abbiano mediamente registrato un incremento di 4,27 ore di on time contro un aumento di 1,77 ore dei pazienti curati senza stimolazione. Inoltre, i pazienti sottoposti a stimolazione hanno riportato un miglioramento della qualità di vita.
«Questi risultati rappresentano il primo grande studio randomizzato e controllato utilizzando un dispositivo a corrente costante per la gestione dei sintomi del morbo di Parkinson», ha affermato Michael Okun, direttore dell'università della Florida e principale autore dell'articolo. «I dati rappresentano l'evoluzione dell'approccio al trattamento con stimolazione cerebrale profonda e forniscono elementi positivi di questa terapia ». Ulteriori risultati hanno dimostrato che i pazienti trattati con la stimolazione hanno ottenuto un tasso di risposta positiva pari al 73% rispetto ad un tasso di risposta del 38% del gruppo di pazienti senza stimolazione.