Stoner: «Ho potuto soltanto limitare i danni»

da Sachsenring

La situazione era a dir poco favorevole, ma Casey Stoner non è riuscito ad approfittarne completamente. Non per colpa sua, però: Casey ha chiuso quinto per un problema di gomme, non per un errore. Ecco quindi che il suo risultato diventa prezioso e se in una giornata tanto difficile riesci a guadagnare undici punti sul tuo rivale più pericoloso, allora significa che non è andata così male. «Sono un po' deluso perché, dopo le prove, ero sicuro che il podio fosse alla mia portata, invece l'unica cosa che ho potuto fare è stata limitare i danni», è l'analisi di Stoner, per la prima volta nella stagione in grande difficoltà tecnica. Era secondo l'australiano quando dai box gli hanno segnalato «Rossi out», fuori gara, e dopo il dominio dimostrato in prova, sembrava che Casey potesse vincere facilmente e chiudere, o comunque ipotecare seriamente il mondiale. Invece, da metà gara in poi, Stoner ha cominciato a perdere terreno, non solo da Pedrosa, ma anche da chi stava dietro, costretto a remare come un vogatore per tenere in pista la sua Ducati, completamente alla frutta con le gomme. Sbandata dopo sbandata, Casey è retrocesso fino alla sesta posizione, riuscendo poi a recuperarne una, vincendo la sfida con Melandri e Hopkins, anche loro in grande difficoltà con le Bridgestone. Non ha invece avuto alcun problema Daniel Pedrosa, in testa fin dalla prima curva, dove ha infilato Stoner dopo una partenza fulminante dalla seconda posizione. In pochi giri, il suo vantaggio è diventato consistente, fino ad assumere i contorni del dominio in una MotoGp solitamente giocata sul filo dei decimi.
«È stata una gara perfetta», ha detto il pilota bonsai, da tempo ai ferri corti con la Honda, che proprio al Sachsenring sperava di annunciarne il rinnovo del contratto, ma ha dovuto rinviare, a chissà quando, il tanto agognato accordo. Certo è che in Germania, la RC212V è tornata molto competitiva, con il campione del mondo Nicky Hayden terzo e per la seconda volta consecutiva sul podio. Sicuramente, la prestazione della Honda è stata favorita dalla grande competitività delle gomme Michelin e da una pista che non penalizza troppo la minore potenza, ma è chiaro che la quattro cilindri è in crescita. Così come Loris Capirossi, finalmente sorridente grazie a un secondo posto insperato: «Una prestazione che dedico a mia moglie Ingrid, a mio figlio Riccardo e a tutti quelli che mi sono stati vicini in un momento difficile: troppa gente mi dava già per finito». Un'accusa ai vertici Ducati, pronti a sostituirlo a fine stagione.