Stop ai cattivi maestri della «darwinolatria»

Discendiamo davvero dalle scimmie? I nostri progenitori erano scimpanzé? Il mondo è veramente soggetto al caso? La selezione naturale secondo la legge dell’evoluzione va applicata anche per sopprimere i più deboli, i meno fortunati, gli handicappati, magari prima che nascano? Mai come in questi anni le domande sull’origine dell’uomo e sull’esistenza di un disegno intelligente (o ragione creatrice) hanno creato dibattito e anche contrasti. Nel mondo protestante degli Stati Uniti prende forza il creazionismo, che pretende di leggere la Bibbia alla lettera, mentre in molti Paesi d’Europa si discute animatamente sulla validità della teoria evoluzionistica darwiniana.
In questo dibattito, con una particolare preoccupazione educativa, s’inserisce il libro di Rosa Alberoni, Il Dio di Michelangelo e la barba di Darwin (Rizzoli, pagg. 330, euro 18). L’autrice non se la prende con la scienza, ma con l’ideologia scientista, con la «darwinolatria», che ha ridotto l’uomo a poco più di una scimmia tentando di cancellare ogni possibilità dell’esistenza di un Creatore. È vero che già Pio XII aprì alla possibilità dell’evoluzionismo (purché si considerasse solo un’ipotesi), ed è vero che Giovanni Paolo II ha affermato che «nuove conoscenze conducono a non considerare più la teoria dell’evoluzione una mera ipotesi». È altrettanto vero, però, che la «darwinolatria» come chiave di lettura ideologica e dogmatica persiste nei libri di testo e in fortunate trasmissioni televisive che trattano di scienza dando spesso per assodato ciò che assodato ancora non è.
Nel libro di Rosa Alberoni il Dio della creazione e la rivoluzione cristiana sono spiegate attraverso la lettura delle immagini della Cappella Sistina di Michelangelo. «Gli episodi della creazione di Adamo ed Eva - scrive il cardinale Renato Raffaele Martino nella prefazione - affascinano non solo per la genialità dell’artista, ma soprattutto perché danno un senso - il senso cristiano - al posto dell’uomo nell’universo». Quale sia questo senso, è sempre Martino a spiegarlo: «Il Dio di Michelangelo è il Dio della dottrina cristiana, che crea l’universo secondo verità e amore e vi colloca l’uomo in una posizione eminente, unica creatura ad essere stata amata per se stessa», mentre le «ricerche scientifiche di Darwin hanno destato e destano tanto interesse soprattutto perché mettono in questione quel posto dell’uomo nell’universo». È l’ideologia a considerare l’uomo solo come un anello della filiera evolutiva, un prodotto del caso, dimenticando il salto qualitativo tra l’uomo e l’animale. Un salto che può anche essere frutto di un processo evolutivo, ma non causale.
«Cancellando il Creatore e riducendo l’uomo a un derivato delle scimmie - ha spiegato Rosa Alberoni - Darwin e i suoi seguaci, da una teoria scientifica, hanno tratto un’ideologia atea che si basa su un solo comandamento: il primato del volere individuale che ha un solo scopo, quello di saziare i propri impulsi. È un modo subdolo per parificare l’essere umano agli animali». L’autrice analizza l’ideologia darwiniana e fa paragoni con le ideologie atee e totalitarie di nazismo e comunismo. In effetti, «non è un caso - ha detto ancora Rosa Alberoni - che il darwinismo abbia prodotto aberrazioni come il razzismo, il classismo, l’eugenetica, il peggior colonialismo, la discriminazione biologica».
Lo scopo dichiarato del libro è quello di mettere in guardia i genitori perché «nel momento in cui si accettano le origini solo materiali del nostro corpo, della nostra mente, del nostro cuore, allora cadranno non solo i fondamenti della fede, ma anche quelli della morale e della convivenza umana».