La storia di Rodika, cresciuta in orfanotrofio

Abituata a dormire in camerate con 40 letti, senza sogni, sempre il fila per due, ora abita in una casa vera con altre 5 ragazze. È l’appartamento sociale realizzato dai volontari di Diaconia, il partner di Caritas in Moldavia<br />

Rodika tiene lo sguardo basso ed è di poche parole. Così è stata abituata all’orfanotrofio: a parlare solo se interpellata. Eppure, quando si lascia andare un po’, vedi che ha un bel sorriso, occhi che luccicano e una vita davanti. Lei forse non lo sa ancora. Nessuno, dove è cresciuta, l’ha incoraggiata a coltivare i suoi sogni, a credere in se stessa.

Ora, a 14 anni appena compiuti, la sua vita è a una svolta. Da poco abita in un appartamento sociale creato dall’associazione Diaconia, il partner di Caritas in Moldavia. Non dorme più in camerate anonime con 40 letti, non fa più la doccia solo nei giorni prestabiliti. Divide la casa con altre 5 ragazze e impara, giorno dopo giorno, a essere indipendente. Presto dimenticherà cosa vuol dire vivere in fila per due e ricevere solo ordini. 

Uno staff di volontari, una psicologa e un’assistente sociale le stanno insegnando a gestire la vita quotidiana, dalle cose più banali. A utilizzare il denaro, a fare la spesa, a cucinare, a cambiare gli asciugamani del bagno, a curare l’igiene. Azioni scontate, per noi. Non per una ragazzina cresciuta in freddi corridoi con le luci al neon e poco affetto, molto poco.  

Le ragazze dell’appartamento sociale frequentano gli istituti professionali e lavoreranno come sarte, cuoche o baby sitter. Altrimenti, con tutta probabilità, sarebbero finite in brutti giri di prostituzione, come tante altre adolescenti della loro età. Si rendono utili anche al villaggio in cui abitano, poco fuori Chisinau: nella loro casetta hanno organizzato anche una piccola lavanderia e fanno il bucato per i vicini di casa e per i poveri che abitano nelle capanne. È da questi piccoli passi che Rodika comincerà la sua nuova vita. Niente divise o numeri di riconoscimento. Ora Rodika è Rodika, punto e basta. 

(foto di Marco Serazio)