Strauss-Kahn, la sottile ipocrisia della Francia

Il politico francese era di fatto, un uomo malato, che però non è stato fermato
in tempo, pagando paradossalmente, per la sottile ipocrisia di un Paese
la cui stampa non esita a dar lezioni di trasparenza e moralità agli
altri, ma che nei confronti dei propri potenti si chiamino Strauss-Kahn o
Sarkozy- si dimostra straordinariamente pavida

Peccato davvero per il politico e l’economista. Ce ne fossero di Strauss-Kahn: era brillante nel­l’eloquio, intelligente, dinamico, capace di destreggiarsi tra i pote­ri e le luci della ribalta. Si diceva ed era socialista, ma solo nomi­nalmente, in realtà era un libera­le, anzi un liberista, e per questo assai stimato nella grande indu­stria e nell’alta finanza. Aveva un grande passato, essendo stato più volte ministro, uno splendi­do presente, nelle vesti di diretto­re del Fondo monetario interna­zionale, e un grandioso futuro, quale probabile successore di Sarkozy all’Eliseo nel 2012.

Ora di lui resterà soltanto l’immagine bocaccesca dell’uomo potente che rincorreva nudo una cameriera nei corridoi di un hotel, tentando di stuprarla. Fine ingloriosa, eppure per molti versi affatto sorprendente. Già, perché chi conosceva bene Dominique Strauss-Kahn sapeva bene che in privato non era altrettanto sublime. Sia chiaro: in Francia le storie di letto non sono mai state tema di scandalo politico perché il Paese ha mantenuto una concezione regale del potere. E le Roi, da sempre, ha delle amanti. Le avevano Giscard, Chirac, Mitterrand, il quale pochi mesi prima di morire ha rivelato persino l’esistenza di una figlia segreta. E nessuno se n’è scandalizzato.

Ma Strauss-Kahn non si limitava ad avere una o più scappatelle. Era molto, troppo disinvolto. Di più: era ossessionato dal sesso. Nella Parigi che conta tutti sussurravano sulla sua frequentazione di club scambisti e orgiastici. Giunto a New York, dove ha sede il Fondo monetario internazionale, è finito a letto con la moglie di un suo dipendente, evitando di un soffio il licenziamento. Ma non ha cambiato le sue abitudini. Di fronte a una bella donna, Dsk (come lo chiamano i francesi) allungava volentieri le mani e non esitava a fare proposte oscene su due piedi a perfette sconosciute. Tutti sapevano, anche i giornalisti, ma nessuno ha mai scritto una riga, né avanzato una riserva, un dubbio, una perplessità. Nessuno si è premurato di avvertire gli elettori, soprattutto quelli di sinistra che solo ieri hanno scoperto che uomo fosse in privato Strauss-Kahn e come trattasse le donne; proprio lui, un leader progressista.

Nei salotti che contano, invece, il tentato stupro di New York viene interpretato come l’epilogo, in fondo tutt’altro che imprevedibile di un uomo incapace di distinguere tra le sue perverse fantasia e la realtà, e talmente arrogante da tentare di violentare una piacente cameriera, pensando di farla franca. La Francia che fino a ieri ironizzava sui bunga bunga, ora scopre che uno dei sui uomini migliori era in realtà molto, ma molto peggio di Berlusconi.

Strauss-Kahn era di fatto, un uomo malato, che però non è stato fermato in tempo, pagando paradossalmente, per la sottile ipocrisia di un Paese la cui stampa non esita a dar lezioni di trasparenza e moralità agli altri, ma che nei confronti dei propri potenti si chiamino Strauss-Kahn o Sarkozy- si dimostra straordinariamente pavida. Pavida fino all’omertà.