«Strega», i consigli di un «Amico» a Tullio De Mauro

Il Premio Strega, come è noto, fu fondato da un gruppo di amici, scrittori, giornalisti, intellettuali di grande prestigio in casa dei coniugi Bellonci. Ispiratrice e anima di esso è stata per decenni, con indiscussa autorevolezza, Maria Bellonci. Anna Maria Rimoaldi, grande amica di Maria Bellonci, forte personalità di organizzatrice e intellettuale di vaste competenze, giunse alla presidenza del premio quasi per diritto dinastico.
Con la signora Rimoaldi, recentemente scomparsa, si è sempre più allargato - contemporaneamente all’enorme accrescimento del numero degli «Amici della Domenica», divenuti quindi più che un collegio giudicante, come era all’inizio, una grande enclave di votanti - l’inevitabile terreno di scontro fra gli editori per l’accaparramento di voti, orchestrato e condizionato dalla gestione fortemente personalizzata della stessa signora Rimoaldi, nell’assenza di una vera e propria Giuria (ma, sembra, con la presenza di un Comitato scientifico, di cui però non si sono mai conosciuti né pubblicati i nomi) incaricata della scelta della «rosa» dei libri e degli autori ammessi alla gara.
È dunque giunto il momento, per evitare eventuali intrighi e manovre, di procedere in modo trasparente e democratico (senza illudersi tuttavia che ciò risolva del tutto il problema della assoluta imparzialità delle scelte finali dei «vincitori» del premio). In qualità di «Amico della Domenica», auguro ora all’amico Tullio De Mauro, da ieri nuovo direttore della «Fondazione Bellonci», un buon lavoro anche se avrei preferito che la sua nomina fosse avvenuta con altre modalità.
E gli sottopongo alcune mie considerazioni sul modo di procedere in futuro per lo «Strega»: far votare (d’accordo e sotto il controllo della «Fondazione Bellonci») i quattrocento «Amici della Domenica» per eleggere con voto segreto una Giuria di dodici membri, di cui siano poi comunicati pubblicamente i nomi, e il nuovo Presidente designato per elezione diretta, oppure dare mandato alla Giuria eletta di scegliere, sotto la propria responsabilità e con dibattito palese, il nuovo Presidente esprimendolo dal proprio seno, o, se ciò non risultasse possibile, scegliendo una personalità «esterna», estranea alle consuete pastette politico-culturali, caratterizzata da requisiti essenziali, quali l’alta qualità intellettuale e culturale ed un riconosciuto carisma nazionale.