"Studiare non sia un obbligo ma diventi più attraente"

L'ex ministro Tommaso Padoa Schioppa li aveva definiti bamboccioni. L'ex ministro Elsa Fornero li aveva etichettati come choosy, schizzinosi. Ma i giovani sono davvero così refrattari all'impiego? Ne abbiamo parlato con lo psicologo del lavoro Stefano Gheno.

Dottor Gheno, secondo lei perché l'Italia conta due milioni di giovani "né studio né lavoro"?

"Siamo stati noi adulti a inculcare una visione sbagliata di studio e lavoro, quasi fossero una malattia. Li abbiamo fatti passare come una costrizione. Siamo passati dalla generazione dei diritti, per cui il lavoro era una forma di emancipazione, a quella dei doveri, per cui il lavoro è un obbligo".

Qual è la chiave di lettura giusta?

"Far capire che per realizzare un desiderio bisogna far fatica, mettersi in gioco ed essere flessibili".

Trova che i giovani non siano flessibili?

"Lo sono, ma alcuni considerano la flessibilità come una forma di adattamento e si chiamano fuori dalla partita perché pensano di non avere le risorse".

E finiscono tra i divanati.

"Però il divano glielo abbiamo dato noi, glielo abbiamo fatto passare come conquista e non stupiamoci se ci vogliono passare le ore".

Parla dei giovani come se fossero molto frustrati.

"È così. Hanno paura di non poter fare ciò per cui hanno studiato, si aspettano che i sogni si realizzino da soli, senza fatica. Per paura di fallire si ripiegano su se stessi e rinunciano".

Su cosa devono fare leva?

"Non avere il controllo della situazione può essere una risorsa e loro a questo sono abituati più di noi: sono più flessibili e adattabili. E poi sanno lavorare meglio in squadra. A salvarli dal divano saranno i loro desideri".