Successo per Muti e i suoi giovani in un «Don Pasquale» rigoroso e divertito

Sopra i colli di Como c’è Cometa. Credevo fosse una iniziativa benefica sociale, invece è semplicemente una famiglia fatta di famiglie, una grande casa di spaziosa e allegra bellezza, un’accolta di facce intense e piene di senso del vivere. I fratelli Figini hanno inventato una comunità raccogliendo ragazzi con problemi di fronte all’esistenza e ci son messi tutti insieme, ospiti e ospitati, per indirizzare bene la loro storia. Solo giovedì ne abbiamo saputo qualcosa, al concerto che nel Teatro Sociale di Como l’Orchestra Giovanile Cherubini ha offerto in affettuosa solidarietà. Riccardo Muti, che l’ha diretta, ha chiamato i ragazzi in palcoscenico e ha ricordato che in Italia non informiamo mai delle bellissime e grandi iniziative, ma che questa è «un gioiello», «un esempio di fare cose serie e concrete con un po’ più di umanità».
La forma della rappresentazione era quella del concerto, ma si trattava d’un’opera, il meraviglioso e impegnativo Don Pasquale in cui Donizetti, con la felicità del linguaggio comico, ma anche con la pensosa concretezza dell’esperienza, ritraeva in musica vizi, pretese, carognerie, pazzie, solitudini e struggenti verità di tutti i tempi. La compagnia, giovane, abituata a recitarla in teatro, impersonava i tipi della vicenda cantando con pienezza ma anche recitando quel tanto che bastava, credibilmente. Preparata da Muti in uno stile di canto coerente, rigoroso nella linea ma con il respiro della libertà, si divertiva un mondo, pur immedesimandosi anche nei momenti di malinconia. Erano variamente bravi con eleganza accurata l’assai bella Laura Giordano, con poetica svagatezza l’eccellente Francisco Gatell, con sicurezza spregiudicata Mario Cassi; ma nel protagonista Nicola Alaimo, per voce, fraseggio, capacità attorali, precisione, dizione e talento va salutato un nuovo grande Don Pasquale. Il coro del Teatro di Piacenza è stato efficiente soprattutto nelle finezze. L’orchestra Cherubini suona con partecipazione palpabile e trasporto, ed ha affrontato per la prima volta la partitura ardua con sorprendente bravura. Muti la impegna non solo ad eseguire, ma a capire, ascoltare e dialogare, per le vie maestre della grande interpretazione.
Successo obbligatorio, ma sincero. Discorsetti finali secondo una deprecabile tradizione, ma lodevolmente fulminei. Poi tutti ad intasarsi sotto la pioggia nel disastrato traffico, covando un po’ di nuova felicità.