Suggestioni africane in lingua europea

Mentre Torino dedica tre giornate, con la presenza del Nobel Nadine Gordimer, agli scrittori immigrati, un’antologia ne propone la produzione italofona

In principio erano soprattutto scrittori noti a livello internazionale, come la bianca e battagliera Nadine Gordimer, cantrice dei guai sudafricani dell’apartheid; o il nigeriano Wole Soyinka, considerato fra i più grandi drammaturghi africani. Entrambi Nobel per la Letteratura - requisito ahimè non sempre sufficiente a garantirsi dei lettori - sono stati gli apripista di una folta schiera di scrittori del Continente Nero pronti a farsi conoscere in un’Italia poco incline alla lettura.
Tuttavia negli ultimi tempi qualcosa si è mosso grazie anche a manifestazioni come il Festivaletteratura di Mantova che già da qualche anno ha intercettato il fenomeno; o a iniziative analoghe sparse sul territorio nazionale, spesso di nicchia, organizzate dagli immigrati stessi. Sull’onda di un nuovo trend si è dato da fare anche il patron del Premio Grinzane Cavour, Giuliano Soria, che ha organizzato una «tre giorni non stop» a Torino con la crème della letteratura africana. Ai non addetti ai lavori i nomi dei partecipanti diranno poco o nulla, nonostante molti di essi godano di chiara fama nei Paesi d’origine e postcoloniali, a partire da Francia, Germania e Olanda (in Francia, per esempio, li pubblicano editori come Gallimard, L’Harmattan o Nouvelles Editions Africaines). In Italia, invece, indipendentemente dal passato coloniale, ad occuparsi dei «migrant writers» e degli scrittori africani in genere sono state e sono soprattutto le case editrici per lo più emarginate o snobbate dalla critica, che hanno trovato la forza di investire creando un circuito letterario curioso e interessante, da non sottovalutare.
Certo non è facile articolare un ragionamento esaustivo su una letteratura vasta e complessa come quella africana (una vera e propria «Weltliteratur»), con tradizioni diverse che solo di recente ha vissuto il passaggio dalla cultura orale conservatrice alla moderna civiltà. Dal Maghreb all’Africa Subsahariana al Sudafrica, se in passato attingeva, risentiva o si adattava agli stili, alla lingua o allo spirito del colonialismo, attualmente pare stia finalmente iniziando ad affrontare il difficile cammino dell’autonomia e a farsi conoscere al di fuori dei propri confini.
Oggi la maggior parte degli scrittori africani di un certo peso hanno lasciato i loro Paesi, magari per poi ritornare, formando una diaspora intellettuale sfaccettata. Difficile tuttavia accomunare poeti e giornalisti come Syl Cheney-Coker, nato nel 1945 a Freetown (Sierra Leone), trasferitosi ventenne in Usa dove ha studiato nelle più rinomate università, e poi tornato in patria, con la scrittrice camerunese Werewere Liking: se la poesia del primo si caratterizza per i temi dell’esilio, la precarietà del vivere moderno e la passione per temi come la schiavitù e le guerre civili, la seconda, nata a Bondé nel 1950, si colloca nelle file dell’avanguardia francofona che racconta di un’Africa contraddittoria nelle sue aspirazioni, nei suoi fallimenti e nei suoi vizi.
Stesso discorso vale per scrittori come l’etiope Martha Nassinou, classe 1931, che vive a Perpignan, nei Pirenei Orientali, dove dipinge e scrive. Dopo la guerra d’invasione dell’Etiopia voluta da Mussolini, fu esiliata con la sua famiglia in Italia, dove visse come prigioniera del governo fascista dal 1936 al 1944. Una storia, di recente pubblicata in Italia (Memorie di una principessa etiope, Neri Pozza), che poco ha a che vedere con i temi affrontati dal capoverdiano Germano Almeida, fra i più autorevoli scrittori in lingua portoghese, capace di usare umorismo e satira per denunciare l’ipocrisia del potere. Si potrebbe continuare con il congolese Emmanuel Dongala, autore di romanzi e racconti tradotti in una dozzina di lingue, nonché di uno dei classici della letteratura sub-sahariana, Jazz e vino di palma, tradotto in Italia nel 2005 da Edizioni Lavoro, composto da otto racconti, alcuni di satira politica, sottoposti a censura per anni in Congo; o con il togolese Sami Tchak, nato nel 1960 a Bowounda e residente in Francia, tra i più importanti autori del Togo di questi anni. Ha scritto una serie di saggi sulla sessualità femminile in Africa, sulla prostituzione e sull’Aids, racconti e romanzi, tra cui il più famoso La festa delle maschere (Morellini, 2005), vicende di sesso, tradimenti e corruzioni che ruotano attorno al potere politico, fonte di decadenza morale.
L’incontro traumatico con la civiltà europea; la rivendicazione di fiera appartenenza alle proprie tradizioni, la testimonianza sulla violenza, la disgregazione sociale legata alle dittature, la violenza sulle donne e i bambini-soldato costretti a uccidere per sopravvivere, la corruzione, senza contare le disuguaglianze economiche e le malattie, sono i lati oscuri di un’Africa a cui si accompagnano elementi solari che passano attraverso la bellezza della natura (a rischio!), la magia, la dimensione spirituale e la musica. Ma anche da un patrimonio culturale arcaico ricco di antiche saggezze, a partire dalle storie popolari e dalle leggende per risalire ai miti e alle favole.
In Italia, meta di immigrazione solo di recente, si scopre all’improvviso un nuovo mondo letterario carico di suggestioni, di scrittori immigrati non solo africani che scrivono nella nostra lingua. In questi anni se ne sono occupati diversi studiosi di cui abbiamo già parlato in queste pagine. Mia Lecomte ha raccolto in modo sistematico e aggiornato la produzione italofona di molti fra gli autori migliori (Ai confini del verso. Poesia della migrazione in italiano, Le Lettere; pagg. 234, euro 18,50). Mentre il libro fresco di stampa più completo e autorevole sull’argomento è Nuovo Planetario Italiano. Geografia e antologia della letteratura della migrazione in Italia e in Europa, a cura di Armando Gnisci (Edizioni Città Aperta; pagg. 537, euro 27). Con l’antologia e con il gruppo dei coautori, il professore pone al centro del dibattito «una riflessione complessiva e utile, non accademicamente erudita ma piuttosto criticamente pedagogica, di tutto quello che è successo in questi anni in Italia, con una serie di confronti con altre realtà europee».
Insomma, prima con la colonizzazione l’Europa ha europeizzato il globo, adesso i flussi migratori globalizzano l’Europa (copywright professor Gnisci).
m.gersony@tin.it