Sulle Alpi con Cunego "Penso anche a Pechino"

Il nostro uomo di punta al Tour ha provato la tappa italiana a Prato Nevoso: "Quassù si arriverà in tre o quattro, vorrei essere tra loro"

Prato Nevoso - È calmo, sorridente e disponibile con tutti: soprattutto con i cicloamatori che hanno deciso di provare a salire lassù in cima con il loro beniamino. Sono una decina, c’è il solito Alessandro, malato di gran fondo, e Luciano Castagneto, 62 anni, da queste parti conosciuto come «la pulce del cuneese» per via del suo fisico bonsai. Damiano Cunego scruta il cielo e cerca di capire se riuscirà ad arrivare fin su a Prato Nevoso (1.510 m) prima che cominci a piovere. «Il cielo non promette nulla di buono – dice il veronese -. Di acqua ne ho già presa tanta in questo ultimo periodo e francamente se oggi riesco a risparmiarmela sono anche contento». Appuntamento alle 10.15 all’hotel Cannon d’Oro di Chiusa di Pesio, provincia di Cuneo, a 35 chilometri da dove il prossimo 20 luglio sarà posto il traguardo della quindicesima tappa del Tour de France (Digne les Bains-Prato Nevoso). Con il Piccolo Principe di Cerro Veronese Marco Marzano, 28 anni oggi. «Non sapevo cosa regalargli – dice divertito -, così ho pensato che sarebbe stato bello provare a fare questa salita assieme. La Festa la faremo lassù».

Ore 10.30: si parte. Cunego e Marzano scortati da un gruppetto di cicloamatori che chilometro dopo chilometro si infoltisce, partono alla volta di Prato Nevoso, località sciistica di cento anime della valle della Maudania, che nel periodo invernale arriva ad ospitare anche oltre 30mila turisti. Dieci chilometri per scaldarsi e rompere il fiato, poi via che si parte sul serio. Prima il col de Morté (mt. 710), poi ecco che comincia Prato Nevoso: sedici chilometri di strada non impossibile ma insidiosa, con pendenze medie del 7-8%. «È una salita che si farà sentire, soprattutto perché arriverà dopo aver affrontato il colle dell’Agnello – dirà in seguito lassù, Cunego -. È la salita italiana più francese di tutte: lunga, non impossibile, ma che alla lunga fa male perché induce alla velocità, ai rapporti lunghi e alla battaglia. Questa sarà sicuramente una tappa chiave, su questo non ci sono dubbi. Qui arriveranno al massimo tre quattro corridori a giocarsi la tappa: io spero di essere tra questi».

Basta che la strada cominci a salire un po’ di più ed ecco che puntuali arrivano anche i saluti: dei cicloamatori. «Grazie Damiano, buon viaggio...». Damiano procede con il suo passo. Il cielo è plumbeo, l’aria frizzante come la sua pedalata, la pioggia è lì in agguato. «Ho cominciato a preparare il Tour a livello mentale già nel mese di novembre – spiegherà poi -. A gennaio ho iniziato a pedalare pensando solo e soltanto a questo grande appuntamento e da maggio, quando i miei colleghi erano al Giro, io ho solo cominciato a pensare alla Grande Bloucle».

A proposito: le è piaciuto il Giro?
«Molto, mi sembra che sia venuta fuori proprio una bella gara. E poi che bravo Contador... Un vero campione».

E i nostri?
«Bravo Riccò, che alla sua età ha fatto una grandissima gara, anche se un giorno capirà che in gruppo è meglio farsi qualche amico in più. E poi Bruseghin e Sella: sono stati fenomenali».

Con chi pensa di dover fare i conti in Francia?
«Un po’ con tutti: ci sarà grande battaglia, come sempre. Evans, Valverde, i fratelli Schleck, ma non solo loro».

Pensa più a Prato Nevoso o all’Alpe d’Huez?
«Penso al Tour».

Pentito di non aver corso il Giro?
«Felice della mia scelta. Il Giro non mi piaceva: troppe cronometro».

E dopo il Tour...
«Non vi nascondo che nei miei sogni c’è anche l’Olimpiade di Pechino. Dal Tour si esce sempre con una gamba esplosiva, e una condizione invidiabile. Il fatto che Pechino arrivi solo dieci giorni dopo la conclusione del Tour mi induce a pensare che si può fare, anche se prima vorrò parlarne sia con il ct Ballerini che con Bettini».

Firmerebbe per un posto sul podio?
«Sì».

Le dispiace che al Tour non ci sia Contador?
«Molto, e francamente trovo ingiusto che non ci sia».

Tutto questo dopo aver raggiunto Prato Nevoso, evitando la pioggia per soli dieci minuti. Prima 45 km di buona lena, a studiare tutto, anche il fondo stradale. Poi una doccia, e un frugale pasto. «Dieta ferrea – dice il capitano -, non si può sgarrare». Niente torta per Marzano. Solo un brindisi: auguri.