Sulle elezioni pesa il rischio caos In Florida 5mila avvocati al lavoro

Otto anni dopo il riconteggio tra Gore e Bush sono una decina gli Stati dove
si teme il peggio: tra schede perforate, lettori ottici e sistemi elettronici <br />

nostro inviato a West Palm Beach (Florida)

Gli incubi dell’America sono in una valigetta nera. La porta a spasso Charles Lichtman, uno dei cinquemila avvocati mandati in Florida dal Partito democratico per prepararsi al caos del voto. Dentro c’è un modulo per tutto: contestazioni, schede difettose, macchinette inceppate, morti registrati come elettori, scrutatori incompetenti. La Florida si prepara al déjà vu, perché otto anni dopo il riconteggio tra Al Gore e George W. Bush, la leggenda dello Stato che si perde i voti non è ancora finita. Solo che stavolta raddoppia, triplica, quadruplica.

Le Florida d’America possono essere anche dieci: gli Stati Uniti si attrezzano per passare giorni a contare e contestare. Il collasso è un’opzione. Qui in Florida la gente s’accampa fuori dai seggi elettorali per il voto anticipato: ha il terrore che il 4 novembre con milioni di americani in fila ai seggi il sistema scoppierà. E allora tutti a correre per entrare in una delle sezioni che hanno aperto per l’early vote. È lì che cominciano a ronzare i cinquemila avvocati a caccia di problemi. Licthman ha distribuito il formulario e un manuale di comportamento. Regola numero uno: far parlare gli elettori e farsi raccontare che cosa è successo.

E quello che è successo finora basta a far temere che il 5 novembre l’Europa si sveglierà leggendo che il Paese teoricamente più evoluto della Terra starà a controllare migliaia di ricevute delle electoral machine, cercherà con una lente d’ingrandimento il foro più vicino a quello del nome del candidato, si scannerà nel ricorso del ricorso del ricorso. Riconteggio, è una parola che spaventa. Sono otto anni che va così. Otto anni da quei 36 giorni che impiegò la Florida a decidere chi avesse vinto. Non c’è soluzione, non c’è alternativa. Prima è arrivata un’ondata di macchine touchscreen, per votare toccando lo schermo di un computer. Proteste. Non c’era una traccia cartacea del voto. Allora molte contee sono passate alla scheda di carta da far passare sotto un lettore ottico.

Ma i volontari ai seggi, alla prese ogni volta con un metodo nuovo, hanno mostrato d’essere tutt’altro che preparati. Alle porte di Orlando hanno tentato di registrare al voto Mickey Mouse e solo un caso ha impedito che Topolino non potesse votare. Un caso, appunto, visto che in Georgia 700 morti sono stati considerati vivi e iscritti nelle liste. In Colorado sono già cominciate le cause perché mancherebbero all’appello 30mila cittadini registrati. Si aggiungono ai 200mila in Ohio e ai 9mila della Florida.

Altri segnali d’allarme in Virginia, Georgia, Indiana. L’apocalisse o quasi. Centotrenta milioni di elettori e un sistema che più complicato non si può. Perché sei anni fa il Congresso votò la legge Hava: Help America Vote Act. Tre miliardi di dollari per aiutare gli americani a votare in modo più moderno. Sei anni dopo siamo ancora in altomare: negli Usa non solo ogni Stato, ma addirittura ogni contea è libera di organizzarsi come crede. La legge del 2002 indica requisiti comuni, ma non impone modelli standard. Risultato: dei 130 milioni di elettori, più di 85 milioni useranno il sistema a lettura ottica (schede di carta sulle quali si indica a penna la preferenza, lette poi da un computer), 30 milioni useranno sistemi elettronici che non lasciano tracce cartacee, 10 milioni avranno il vecchio sistema a leva meccanica, una manciata di contee avranno ancora le schede perforate.

Non c’è solo questo. Ci sono regole cervellotiche che s’appoggiano sul federalismo all’eccesso e permettono di mettere in secondo piano anche il buonsenso. Qui a Palm Beach voteranno 700mila persone in 783 seggi con 185 tipi di schede differenti. In alcuni Stati per essere identificati è sufficiente il porto d’armi. In altri è necessario avere con sé la tessera della Social Security. Poi c’è la malafede, i trucchi, le vigliaccherie. C’è il record di nuovi elettori, così è partita una campagna di e-mail spam che li terrorizza: «Se vi presentate con un simbolo di uno dei candidati al seggio non vi fanno votare». È falso. Cioè è falso in 49 Stati ed è possibile in Virginia. Però provate a mandare questa mail a tutti i computer d’America e immaginate che la legga uno che non è mai andato a votare: si spaventa. Non c’è tranquillità.

Gli Stati Uniti vanno al voto sapendo che non tutte le preferenze potrebbero valere. La Cnn ha un numero verde per chiedere consigli su come votare: in cinque giorni ha avuto 15mila telefonate. La gente non sa che fare. Per questo c’è la valigetta di Charles più altre 4.999 in tutta la Florida e decine di migliaia sparse negli altri Stati: «Serviamo a far contare ogni voto». Dopo, però. Il problema è prima: l’America non vuole ricontare. Vuole solo un vincitore certo.