Sulle orme dei santi. I percorsi della fede

Tracciare linee, unire due punti, allontanarsi dalla moltitudine di informazioni, stimoli e doveri, per ritornare a piedi sulle orme dei pionieri, degli artisti, degli anticonformisti, che altro non erano che santi. Santi non da calendario, ma uomini affaticati, che attraversarono l'Italia in latitudine e longitudine, nel silenzio di faggete dalla luce di smeraldo o tra le colline d'argento delle crete di Siena, spesso per raggiungere qualcuno, per portare un messaggio, o per andare a morire. Negli anni 2000 ricalcare quei sentieri, l'andare da qui a qui, e poi un po' più in là, fino a chiudere la linea con una Meta, con sudore e con lentezza, sta diventando un'esigenza, un contrappasso dei tempi dove la velocità disintegra il pensiero, e sì, anche una vera, grande moda: farsi pellegrini, camminatori, sui passi dei santi d'Italia. L'intento perlopiù non è religioso in senso stretto, ma quantomeno spirituale, se come spiritualità si intende un ritorno all'essenza del proprio corpo, della natura e dei suoi rumori.

UN POPOLO IN CAMMINO

Le statistiche di questo nuovo mondo deambulante che insegue i suoi santi sono per forza di cose imprecise, ma secondo alcune stime almeno 20mila persone si muovono ogni anno sulle tracce di Francesco, di Benedetto, di Antonio, di Agostino, dell'arcivescovo Sigerico, di Michele Arcangelo. Sui cammini francescani sono stati registrati circa diecimila pellegrini, la via Francigena ogni anno ne raccoglie dai mille ai 4mila a seconda dei tratti. Una rivoluzione: nel 1998 il Caronte del Po, l'uomo che traghetta i pellegrini da Corte Sant'Andrea a Soprarivo di Calendasco lungo l'antico «transitus padi», caricò solo due viandanti, un tedesco e un olandese.

I santi, i loro viaggi alla fine del loro mondo conosciuto, oggi sono diventati delle App, applicazioni per telefonini, i loro passi sono registrati in altitudine e media chilometrica, i loro punti sosta sono una rete di accoglienza sempre più fitta, con siti internet, conventi muniti di wi-fi, anche se è una rete giovane, ancora poco sfruttata rispetto alle potenzialità. La Regione Lazio ha stanziato a febbraio 700mila euro per la promozione di «case del camminatore» lungo le principali vie di pellegrinaggio.

L'Italia non ha ancora l'organizzazione del cammino di Santiago de Compostela con i suoi 280mila pellegrini l'anno, ma ha la sua storia, la sua bellezza. Se sette anni fa esisteva praticamente solo la via Francigena, ora le vie sante sono almeno una quindicina, ma il numero è in espansione continua. L'ultimo registrato è il cammino sardo di Santu Iacu, un Santiago nuragico, percorribile sia in senso verticale, da Cagliari a Porto Torres, che orizzontale, da Olbia a Oristano.

SULLE TRACCE DI FRANCESCO

I frati francescani di Assisi con la loro Statio Peregrinorum, sono i primi ad aver fornito le cifre sui pellegrini in cammino: milleseicento arrivi nel 2015, con presenze stimate sui percorsi nell'ordine di diecimila l'anno. Un itinerario si dirige verso Roma, l'altro, sedici tappe, parte in Emilia Romagna, e tocca uno dei punti più affascinanti di tutti i cammini, nel cuore delle sacre foreste casentinesi, il santuario di Chiusi della Verna, dove Francesco secondo leggenda ricevette le Stimmate. Il percorso è un saliscendi tra faggi secolari e abeti bianchi monumentali, eremi dal tempo sospeso e croci sparse. Dalla ricerca dei frati di Assisi si scopre che pellegrinaggio spesso si associa a maturità: i moderni pellegrini over 60 sono il 22% del totale, i giovani con meno di trent'anni il 17%. Dipendenti pubblici, impiegati nella pubblica amministrazione e insegnanti, sono il 23%, praticamente uno su quattro, i liberi professionisti il 13%, gli studenti quasi il 10, i pensionati il 12%. Sacerdoti e religiosi appena il 4%, a testimonianza del fatto che gli antichi cammini di fede sono ora più terreno per laici che per uomini e donne di chiesa.

Il punto di partenza del citato Cammino di Assisi è Dovadola, ma proprio qui potrebbe nascere un incrocio di vie Sante: San Francesco lascia il testimone a Sant'Antonio, che nel monastero di Monte Paolo, si ritirò per un anno prima di raggiungere Padova. Unire Padova e Assisi con una via doppiamente benedetta: a questo scopo può venire in aiuto la via Romea germanica, redatta da un abate tedesco di nome Alberto nel tredicesimo secolo, che dal nord-est attraversa Ferrara, le Valli di Comacchio con il delta del Po e Ravenna.

LA VIA FRANCIGENA

Regina dei lunghi cammini italiani, percorsa da un numero crescente di pellegrini, l'antica via Romea nel tratto italiano più conosciuto è composta da 44 tappe, mille chilometri, che vanno dal Passo del San Bernardo a Roma, anticamente alla tomba di Pietro. La conosciamo grazie al diario scritto durante il viaggio di ritorno a Canterbury dall'arcivescovo Sigerico tra il 990 e il 994. Amata soprattutto nel tratto toscano da Lucca a Siena, dove attraversa i borghi medievali più intatti d'Italia, la via racconta una grande parte della storia d'Italia, dai marmi di Michelangelo alle sanguinose dispute guelfo-ghibelline. Ma sempre più frequentata è la Francigena del sud, da Roma a Brindisi, rampa di lancio di un ipotetico grande pellegrinaggio verso Gerusalemme, che si intreccia con la via di San Michele Arcangelo, una variante che porta al santuario di Monte Sant'Angelo nel Gargano, non lontano dai luoghi dedicati a (San) Padre Pio. In Sicilia è in corso di inaugurazione la Magna Francigena, da Palermo all'antica Girgentum, Agrigento. Ma ad aiutare la tradizione è anche la cronaca. A un'iniziativa autorganizzata su Facebook, il «Cammino della solidarietà», che ripercorreva le prime tre tappe del cammino di San Benedetto nei giorni dell'ultima Pasqua per essere vicini ai paesi terremotati, hanno partecipato 250 persone. Partenza a Norcia e arrivo a Leonessa con sosta a Cascia. Proprio il cammino del patrono d'Europa è ora al centro di numerosi viaggi collettivi. Il percorso, 300 chilometri, porta a Cassino attraverso Subiaco e la grotta della preghiera del Monte Taleo, in sedici giorni.

ABATI, CONTESSE E DANTE

Anche il sommo Poeta fu un viandante, e per quanto non ancora beatificato, è stato eletto a brand di un cammino tosco-emiliano, che da Firenze porta a Ravenna, sulla sua tomba. È l'itinerario di Dante e del suo esilio, attraverso la Fonte di Acquacheta, e la pietra di Bismantova, il suo Purgatorio, alla ricerca della famosa «selva oscura», che secondo alcuni si trova sulla via Francigena tra Pontremoli e Aulla. La via degli Dei è una linea verticale che porta a piedi da Bologna a Firenze in sei giorni, praticata già dagli etruschi. Il cammino di Matilde ripercorre invece gli spostamenti della signora di Canossa. La via degli Abati è l'antico sentiero che da Bobbio raggiungeva Pontremoli. Seimila metri di dislivello, una direttissima benedetta. La grande riscoperta di un'Italia con gli occhi dei santi è solo all'inizio.