Sulle tracce del killer nella Swinging London

Luca Crovi

Colin Wilson è stato un narratore scomodo, un autore capace di evitare i facili incasellamenti convinto che fosse importante per lui vestire il ruolo di outsider (come affermò in un suo audace saggio del 1956). Ovvero, accettare di essere «visionario incompreso che supera le barriere della superficialità perbenista» permettendosi di raccontare realtà scomode. Non è casuale che a questa sua idea di cultura si siano ispirati direttamente David Bowie e Stephen King per produrre i loro Outside e The Outsider.

La forza dirompente della narrazione di Wilson emerge in primo piano ne La gabbia di vetro, romanzo di difficile collocazione che è allo stesso tempo un ritratto spietato della Gran Bretagna degli anni '60 e contemporaneamente è un noir-mistery denso di citazioni. Uno spietato assassino seriale miete vittime a Londra seminandone letteralmente i pezzi in giro per la city, lasciando inquietanti scritte sui muri lungo il Tamigi. A seguire l'indagine oltre alla polizia è l'esperto studioso di poesia Damon Reade che vive isolato nel Lake District, in una zona rurale densa di problematiche. L'indagine permette a Wilson di far muovere il suo eroe nella Swinging London che ci viene raccontata in maniera spietata seguendo gli umori tipici degli Angry Young Men, i Giovani Arrabbiati che a partire dagli Anni '50 contestarono l'etablishment britannico in vari modi.

Un assassino imprendibile che ha un profilo che è un incrocio fra Mr Hyde e Jack Lo Squartatore sconvolge un mondo fatto di pub, dopolavoro malfamati, club equivoci dove l'umanità è segnata dalla disoccupazione e dalle attitudini criminali. La gabbia di vetro è un romanzo tutt'altro che datato che può essere avvicinato per la sua rabbia a certe opere di Anthony Burgess, Derek Raymond, Clive Barker, Stuart MacBride, Ian Rankin e David Peace. C'è del marcio in Inghilterra e Wilson non lo nasconde sotto il tappeto. E per raccontare questo malessere presente nel suo Paese è fondamentale per lui usare i versi di William Blake che aveva una visione violenta e perturbante della realtà. Non c'è niente di rassicurante nei delitti raccontati ne La gabbia di vetro perché la società messa sotto inchiesta è perversa e violenta, incapace di comprendere le ragioni degli assassini e di ridare giustizia alle vittime.