Sulle verdi pendici di Arce alla scoperta di «Fregellae»

Arce da arx o dal monte Arcanum? Le discussioni sull’origine del toponimo del paese che confina con Ceprano, poco distante dal bivio che dall’antica via Casilina porta verso Sora, sono davvero infinite. Ma, storicamente parlando, rifacendosi soprattutto ai documenti che si conservano nella vicina Abbazia benedettina di Montecassino, si giunge alla conclusione che Arce, raggiungibile uscendo al casello di Ceprano sull’A2, nasce, come comunità autonoma, dall’anno in cui si liberò dalla sudditanza dalla Rocca d’Arce che dominandola dall’alto di uno sperone roccioso incombeva sul paese come un nido di sparvieri. Continuando la riflessione sulla storia più antica del sito si può attestare che la nascita del nucleo urbano risale ai Volsci e che ebbe un ruolo importante anche nella seconda guerra sannitica. Nel corso dei primi anni dell’Ottocento Arce subì il passaggio delle truppe francesi dopo la caduta della Repubblica partenopea e soffrì non poco tutti i timori legati a un possibile passaggio delle truppe garibaldine che si limitarono a issare la bandiera rossa sul campanile più alto del paese.
Da vedere. Di Arce, molto interessante è il nucleo centrale del paese che è storico perché ha conservato intatto il tessuto urbanistico del più lontano medioevo. Ma, su tutto, diverse sono le emergenze monumentali che si offrono all’occhio del visitatore. La prima è la Chiesa di san Pietro e Paolo del XVIII secolo che oggi si affaccia sulla piazza principale. La Chiesa, con l’interno a croce greca, è sormontata da una cupola ottagonale fiancheggiata da due campanili. Più lontano dal paese sorge la Chiesa di Sant’Agostino. Di notevole interesse è anche la Fontana della piazza principale che risale al 1874 e che contribuisce ad abbellire l’ornato cittadino del centro storico. Oggi, però, l’attrazione turistica per eccellenza è costituita dal sito archeologico dell’antica Fregellae, di recente scoperta e assai ricco.
Da mangiare e da bere. C’è ad Arce, in località Colleone 0776.\524314), un agriturismo che offre una cucina basata sui prodotti stagionali dell’orto della fattoria stessa che è di per sé la più grande garanzia di genuinità che si possa offrire. Qui il pane è fatto in casa, le verdure provengono dall’orto e le carni dall’allevamento d’ovini e da cortile. I vini (Passerina di Paliano e Cesanese del Piglio) accompagnano gnocchetti con salsa d’asparagi selvatici, pasta con salsicce e broccoli, pappardelle ai funghi porcini e risotto con radicchio. Tra i secondi, invece, da non mancare è l’agnello dei monti Ernici al timo e il pollo bianco farcito alle verdure. E, se ancora ne avete voglia, potete concludere con una mela in crosta dorata con salsa vaniglia. E, a questo punto, il tutto, buon pro vi faccia.