Il Sulpm chiede più uomini e mezzi. Il centro di accoglienza a Boccea, inaugurato da Veltroni nel 2003, non ha risorse ed è aperto solo otto ore al giorno Ottocento bambini in strada a elemosinare La battaglia contro la mendicità infantile è persa in

Marcello Viaggio

Veltroni e la lotta alla mendicità infantile? Un autentico flop. I numeri? Secondo stime delle pattuglie di vigili che monitorizzano ogni settimana il fenomeno, almeno 800 bambini rom sono dediti all’accattonaggio. «Le strutture comunali di accoglienza sono inadeguate e il Gruppo Sicurezza sociale e urbana della Polizia Municipale non ha risorse per affrontare il problema» denuncia il Sulpm.
A ogni angolo della città s’incontrano minori dediti alla mendicità. Il Sulpm, il sindacato unitario lavoratori polizia municipale, segnala che cresce in modo preoccupante anche il numero di bimbi che le donne nomadi tengono in braccio durante l’accattonaggio ai semafori o sulla metro. «I piccoli, dell’apparente età di 1-2 anni restano fermi per ore - afferma il segretario romano del sindacato, Alessandro Marchetti - A quell’età non è affatto naturale, i bambini piangono o si agitano. Che cosa induce, invece, questi bimbi, avvolti tutto il giorno negli scialli, a restare immobili nelle braccia delle mendicanti?». La mendicità infantile è un fenomeno che si sviluppa principalmente tra i nomadi romeni e albanesi. «La legge prevede - spiega Alessandro Procopio, dirigente Sulpm presso il Gruppo Sicurezza sociale ed urbana - di applicare l’articolo 591 del codice penale, il 403 del codice civile per l’abbandono di minori e l’articolo 671 del codice penale per lo sfruttamento di minori alla mendicità. Il Comune ha istituito nel 2003 il Centro di contrasto alla mendicità infantile, in via Vinovo, zona Boccea. Dentro si procede alla sommaria identificazione del minore e a una visita sanitaria, e al colloquio con i genitori o tutori eventualmente individuati dalla polizia municipale. Nel caso in cui nessuno si presenti a riprendere il minore o vi siano segni di maltrattamento, questi va trasferito presso le strutture di accoglienza ed il caso segnalato all'Autorità giudiziaria».
«Il problema - afferma Marchetti - è che la struttura è aperta solo 8 ore al giorno, dalle 10 alle 18, mentre invece dovrebbe restare aperto 24 ore. I minori con estrema facilità possono andarsene o i genitori pretendere con la forza di riprendersi i figli, perché l’unico vigile resta di presidio fino alle 14. Sarebbe necessario che il Centro avesse le strumentazioni sanitarie per verificare l’età del minore e se al minore possano aver fatto ingerire sostanze psicotrope o stupefacenti, con l’esame delle bevande trovate addosso ai genitori o nei biberon. Di questi strumenti, però, nel Centro non c’è traccia».
I vigili del Gssu sono appena 88. E debbono occuparsi di mille problemi: assistenza emarginati, repressione dell’abusivismo pubblicitario, tutela patrimonio. «Tutte materie complesse, che richiedono notevole lavoro - spiega Procopio - Si va dai 3mila sopralluoghi l’anno nelle case popolari a migliaia di contravvenzioni per i manifesti abusivi, sicché tutta l’attività che riguarda i minori passa in secondo piano. Il Comando del Corpo, da noi interessato da oltre un anno per sbloccare la situazione, finora non ha dato segni di vita». Il Regolamento della Polizia Municipale, del 7 maggio 2002, ha istituito il Gruppo Sicurezza sociale e urbana, nel quale confluiscono il coordinamento Nae (Nuclei assistenza emarginati), il Nucleo affissioni e pubblicità, il Nucleo informativo patrimonio, il Pronto intervento centro storico. E’ il gruppo destinato alla tutela dei minori. Ma solo sulla carta. È la solita storia. Il 17 gennaio 2003 il Sindaco inaugurò in pompa magna il Centro di accoglienza a Boccea. Ma senza risorse la battaglia contro la mendicità infantile il Comune l’ha già persa.