Suona l’allarme a Bruxelles. Terrorismo? No. Cormorani

Sono diventati quasi 2 milioni nel vecchio
continente e ogni anno "sbafano" in mare ma soprattutto negli acquari
industriali qualcosa come 300mila tonnellate di pesce

E’ spesso capitato che il Parlamento Europeo si debba occupare di animali, ma è la prima volta che si chiami in causa una direttiva – nel caso quella varata nel 2000 dal nome “Uccelli“ – per rivederne rovesciandole le conclusioni. Perché 8 anni fa si volevano preservare gli ecosistemi acquatici, mentre oggi (pur senza farne esplicito cenno) si pensa a come eliminare migliaia di cormorani la cui crescita esponenziale ha fatto risuonare l’allarme rosso nella capitale comunitaria.

Erano 400mila o poco più circa 20 anni fa. Adesso, secondo i calcoli più recenti, hanno raggiunto la cifra di 1,8-1,9 milioni di esemplari presenti in pressoché tutti i 27 paesi della comunità. Il problema è che per ognuno di loro la dieta quotidiana è costituita da 400-600 grammi di pesce, sottratto alla pesca in mare ma soprattutto dagli impianti di acquacultura che si sono ormai sviluppati in tantissimi paesi, tanto nel mare del Nord che nel Mediterraneo. Secondo la relazione che terrà in settimana il socialdemocratico tedesco Heinz Kindermann nell’aula dell’Europarlamento, siamo ormai a circa 300mila tonnellate l’anno di pesce ingurgitato dai cormorani “con danni comprovati e permanenti” alle imprese, senza contare poi quelli agli stock di pesce selvatico che ancora resiste nelle acque interne. Insomma un disastro, dato che quella cifra (300mila tonnellate), corrisponde alla produzione annua di pesce-acquacultura di Francia, Spagna, Italia, Germania, Ungheria e Repubblica Ceca nel loro insieme.

La relazione messa a punto da Kindermann esorta gli stati membri a promuovere “una gestione sostenibile” della popolazione dei cormorani attraverso “un coordinamento, una cooperazione e una comunicazione rafforzati a livello scientifico e amministrativo”. Un guazzabuglio verbale concluso da un invito alla commissione a promuovere “un piano di gestione a più livelli che integri i cormorani nel paesaggio culturale senza pregiudicare gli obiettivi della direttiva Uccelli”. Ci si copre dietro le parole, come sempre. Il problema però resta aperto: che fare se i cormorani “sbafano” pesce a danno dei produttori? C’è chi scommette che alla fine passerà la linea del “si fa, ma non si dice”.