Suoni aspri e dolci ricordano Mirò

Franco Fayenz

La stagione di Suoni & Visioni ha fatto attendere assai il pubblico prima di occuparsi di jazz e dintorni. Si è però riscattata con un appuntamento di musica e immagini molto bello, giunto in esclusiva italiana al Teatro Ventaglio Nazionale. Si tratta delle 23 partiture che Bobby Previte, compositore e batterista sottovalutato, ha dedicato alle Constellations di Joan Miró. La musica è il frutto di una folgorazione che Previte ebbe nel 1993 al Museum of Modern Art di New York, dove le Constellations erano esposte nell’àmbito di una mostra personale del pittore spagnolo. «Mi sono portato nell’animo quell’intensa impressione - confessa Previte - fino a quando l’inglese Forward Festival mi ha commissionato questo lavoro». La prima esecuzione risale al 2000; il cd omonimo è dell’anno successivo. Suoni & Visioni ha fatto proiettare le Constellations su uno schermo, corredate ciascuna da una presentazione scritta da Miró e seguite dalla musica. «Le partiture - dice ancora Previte - non sono un tentativo di traduzione in suoni dei colori, che sarebbe del tutto impossibile, ma una mia risposta emozionale». Perfetto. La risposta di Previte alla moltitudine di asterischi, spirali, punti, cerchi, occhi e strane forme quasi antropomorfe, sempre coloratissimi, è aspra e dolce, convincente e legittima. È affidata a un superbo ottetto di assi diretto da Christian Muthspiel, e va al di là dei titoli fantasiosi di Miró (Il passaggio del divino uccello) che con i suoni - e perfino con i colori - c’entrano poco o nulla.