Superlatitante romeno preso sul litorale

L’uomo assieme ai fratelli era a capo di uno spietato clan

Stefano Vladovich

Tradito dalla compagna. Era in cima alla classifica dei dieci ricercati più pericolosi della Romania, Petre Ilie, 38 anni. Con una condanna a 9 anni, da 5 ricercato dalla polizia di mezz’Europa, l’uomo ha fatto l’errore di fidarsi della donna, una connazionale che si aggirava nella provincia di Roma con una Nissan verde con targa belga. Ad arrestarlo in una camera d’albergo del Lido dei Pini,nei pressi di Anzio, la squadra mobile di Roma. «I nostri uomini - spiega il dirigente della V sezione, Andrea Di Giannantonio - dopo un lavoro di intelligence durato settimane, hanno individuato il personaggio in una località del litorale romano. Alle prime luci dell’alba hanno fatto irruzione nell’hotel. Lui ha tentato di reagire impugnando un coltello lungo 26 centimetri ma gli agenti l’hanno bloccato e arrestato. Adesso aspettiamo solo la richiesta di estradizione». Ilie, assieme ai due fratelli, era a capo del «clan geamanu», i gemelli, specializzato in estorsioni, rapine e taglieggiamenti. Un curriculum di tutto rispetto il suo: a cominciare dal tentato omicidio di un uomo in un locale notturno di Bucarest. Era la notte fra il 3 e il 4 gennaio del 2000 quando Ilie, armato fino ai denti, entra in una discoteca e affronta la vittima a colpi di pistola. Probabilmenteil movente era un regolamento di conti fra malavitosi. Ma i proiettili non vanno tutti a segno e l’uomo si salva. I fratelli, arrestati subito dopo il fatto, finiscono in carcere, Petre riesce a fuggire. «Da latitante - Di Giannantonio - continua a seminare il terrore. Con un commando composto da 8 delinquenti assalta un Tir carico di caffè. All’azione partecipa, addirittura, l'allora vicecapo della polizia di Buftera, una cittadina romena di 50mila abitanti. A quel punto Ilie decide di espatriare». L'uomo finisce in Belgio. La latitanza costa e così si organizza per compiere altri colpi. Nell’aprile scorso irrompe in una villa assieme ad altri due romeni. I proprietari, una coppia di coniugi, vengono svegliati dai banditi e massacrati di botte. L’incubo per i poveretti dura una notte intera: l’uomo viene torturato con un ferro da stiro arroventato fino a rivelare la combinazione della cassaforte, la moglie picchiata selvaggiamente con il calcio di una pistola, legata e lasciata per ore sanguinante a terra. Interpol e polizia belga non lo mollano un solo istante. Il 2 luglio scorso i servizi segreti romeni segnalano la presenza della donna in Italia. E qui entrano in gioco gli uomini migliori della squadra mobile e della polizia scientifica della questura di Roma. Pedinamenti al cardiopalma, intercettazioni da brivido e persino la tracciatura dei vari spostamenti dell’auto su cui viaggia la giovane. L’altro giorno il blitz tra Anzio e Ardea. L'ennesimo ricercato che trova rifugio sulla costa a sud della capitale. L’ultimo, in ordine di tempo, Artur Xhakrosa, 32 anni albanese. Arrestato dai carabinieri nel marzo del 2004, l'uomo si nascondeva proprio a Lido dei Pini. Personaggio di spicco nel Paese delle aquile, fuggito in Germania e in Belgio nel bel mezzo di una guerra fra bande per il controllo del territorio. Xhakrosa era a capo del gruppo di fuoco che il 24 gennaio 2001, in un tunnel nel pieno centro di Bruxelles, uccide a colpi di mitra l’appartenente a una fazione rivale. La lista delle »primule rosse» scovate in quel di Anzio continua. Giovanni Musone, 39 anni, il «macellaio di Marcianise», preso a Tor San Lorenzo . Uomo d’onore del clan Belforte, Musone era alla testa del commando che uccise a colpi di kalashnikov Salvatore De Falco, Alberto Vallifuoco e Rosario Flaminio, tre operai di Pomigliano D'Arco scambiati per altrettanti camorristi nemici. Musone, tre ergastoli da scontare, viene catturato nel 2002 dopo 4 anni di latitanza mentre esce da una cabina telefonica. Tempo dopo è la volta di Aldo Allera, 54 anni di Gioia Tauro, tre ordini di cattura per un totale di 15 anni di reclusione. Uccel di bosco dal 2001, viene trovato con moglie e figli in un ristorante del porto di Anzio mentre mangia scampi e mazzancolle.